disegno del volto di profilo

20190215_140859Per disegnare in modo proporzionato un volto visto di profilo si può seguire uno schema simile a quello proposto per la rappresentazione del viso visto di fronte (le ombre: dalla sfera al volto) e di tre quarti  (schizzare un volto visto di 3/4); lo schema questa vola sarà però costituito da un quadrato diviso in 9 quadratini.
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Per il posizionamento in verticale di occhi, naso e bocca si possono seguire le stesse regole già prese in considerazione per il viso visto di fronte e di 3/4. Occhi, naso e bocca rientreranno nella prima colonna di quadratini a sinistra, mentre l’orecchio sarà all’incirca sulla linea tra la 2° e la 3° colonna.

L’occhio visto di profilo ha una forma simile a quella di un triangolo isoscele, con il lato più corto tondeggiante per via della rotondità del bulbo oculare; l’iride e la pupilla sono ovali.

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Le labbra di profilo hanno una forma che ricorda quella di un cuore ruotato di 90°; bisogna però tener presente che labbro superiore e inferiore hanno all’incirca lo stesso spessore, e che il labbro superiore sporge di più rispetto a quello sottostante.

 

 

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La penna a sfera: una tecnica pratica e alla portata di tutte le tasche

miaoPer chi, come me, non sa stare senza disegnare o dipingere, il web rappresenta un mare di creatività ricco di spunti. Già da tempo osservavo, su Instagram, disegni realizzati con la penna a sfera, con sfumature così morbide da ricordare un chiaroscuro a matita, ma con una ricchezza di contrasti difficilmente ottenibili con la mina di grafite.
Non è semplice creare sfumature con la penna a sfera, la pressione della mano va dosata con attenzione e ci vuole esercizio.
Il primo disegno che ho realizzato utilizzando la biro rappresentava un occhio, ed è stato subito condiviso da due interessanti pagine Instagram dedicate a questo tema:

 

Incoraggiata dall’apprezzamento da parte di tanta gente, ho fatto altre prove sul mio sketchbook… in realtà un vecchio album per le foto, dalle pagine gialline, ruvide e spesse… lo stesso che quest’estate ho utilizzato come “libro dei ricordi” della mia vacanza in Albania.
Vanno molto di moda i quaderni degli schizzi, affascinanti perchè possono racchiudere le idee, gli spunti, i pensieri, buttati giù con spontaneità e freschezza.

20190201_214907Eccomi con il mio sketchbook, mentre mostro il mio secondo disegno realizzato a penna: un micio disegnato non più a monòcromo, ma a colori. Quando sono andata in cartoleria e ho visto una penna a tanti colori, molto simile a quella che avevo da bambina, l’ho subito acquistata per disegnare un micio (immagine all’inizio del post).
Amo i gatti e li disegno da quando ero piccola: i miei diari e le mie agende ne erano pieni. La penna ben si presta a rendere il loro pelo del loro mantello striato: tratti più dritti e corti dove i peli sono più corti e dritti, mano leggerissima e tratti odulati per i ciuffi più morbidi, lunghi e lanosi. Essendo la mia magica biro a più colori sprovvista del giallo, ho dovuto usare un pennarellino giallo evidenziatore a punta fine per gli occhi, il che ha dato notevole luminosità alle iridi del micio. Per le iridi ho utilizzato un tratteggio “aggrovigliato”, per renderne la superficie un po’ rugosa.

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Nel disegno qui sopra ho provato invece anche a rendere il “color seppia”, utilizzando il marrone e il nero. E’ un disegno meno rifinito del precedente, con un tratteggio più “selvaggio”: a volte incrociato (sulla guancia), a volte con tratti paralleli (sulla capigliatura), altre volte più irregolare (sul collo); conto di esercitarmi ancora per ottenere un incarnato dall’aspetto più liscio e morbido.
Mi piacciono le tecniche semplici, quelle che si ottengono utilizzando materiali di scarso valore e facilmente reperibili; inoltre penne, matite e matite colorate si possono utilizzare dovunque per la loro praticità. Rispetto alle matite la penna ha un vantaggio: il disegno finito non necessita di alcuna protezione, non si sporca e non si scolorisce.

Occhi, naso e bocca nel viso visto di 3/4

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Come cambia la forma di occhi, naso e bocca nel viso visto di 3/4? Tutti questi elementi, visti frontalmente sono simmetrici, quindi perfettamente divisibili in due parti speculari da un asse verticale, che nell’immagine in basso è di colore rosa chiaro. Nei disegni ho tratteggiato il contorno dei bulbi oculari perchè nella visione del volto di 3/4 la  curvatura della loro superficie si percepisce maggiormente.

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Nel viso visto di 3/4 quest’asse, come già detto nel post precedente, immaginandolo “disegnato” sul volto, seguirà le sporgenze e le rientranze del profilo (immagine in basso).

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In questo caso l’apertura degli occhi avrà una forma simile a quella di una goccia ruotata di 90°, con la parte larga verso l’angolo degli occhi più lontano da noi; a questa forma a goccia bisognerà poi aggiungere la carnucola lacrimale verso il centro del volto (immagine a destra in basso). Nel viso visto di 3/4 la rotondità del bulbo oculare risulta più visibile. L’iride e la pupilla avranno una forma ovale se la figura che intendiamo disegnare avrà lo sguardo rivolto di fronte a sè (immagine a sinistra in basso), mentre se dovrà avere lo sguardo rivolto verso di noi, l’iride e la pupilla resteranno rotonde. (immagine in alto)

Del naso percepiremo la sporgenza, e l’ala nasale più lontana da noi risulterà nascosta dalla punta del naso; anche nella bocca la parte più lontana da noi, ovvero quella che nel disegno in basso si trova alla nostra sinistra rispetto all’asse centrale, sarà più corta di quella più vicina a noi, perchè vista di scorcio.

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schizzare un volto visto di 3/4

20190119_234427Il volto visto di 3/4 è il più difficile da disegnare. Nonostante le fisionomie siano nella realtà molteplici e anche molto differenti tra loro, esistono regole che permettono di schizzare un volto in modo abbastanza proporzionato.
Per la collocazione delle linee sulle quali disegnare occhi, naso e bocca si può seguire l’impostazione del viso visto frontalmente (leggi l’ultima parte dell’articolo: le ombre dalla sfera al volto).

Si può partire disegnando il rettangolo diviso in 6 quadrati, come già visto per il viso visto frontalmente; a questo però bisogna aggiungere, dalla parte della nuca, tre rettangoli con le due basi larghe la metà rispetto al lato dei quadrati. Nello spazio ricavato in questa “aggiunta”, verrà in seguito disegnato l’orecchio
all’interno di questo schema si può disegnare una forma “a uovo rovesciato”, con la punta verso il basso non centrata, spostata invece dalla parte verso la quale sarà rivolto il viso.
Fino alle orecchie la testa seguirà una linea curva che corrisponderà ad un semicerchio.

Potrà essere utile anche disegnare un “meridiano” che partendo dalla sommità della testa segni l’asse centrale del nostro viso terminando sul mento.

Osservando le due immagini dell'”ovetto” sul quale è stato schizzato il viso si può notare come l’asse centrale, che nella visione frontale risultava rettilineo, ruotando l’uovo si trasformi in una linea curva; questa linea curva corrisponde al meridiano tracciato sul nostro disegno.
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Ma la superficie del nostro viso non è liscia e regolare come quella dell’uovo, presenta invece delle asperità: il viso che schizzeremo sarà quindi immaginariamente “racchiuso”, “inscritto” all’interno di un volume che ricorda quello di un uovo, ma presenterà sporgenze (le arcate sopraccigliari, il naso, gli zigomi, le labbra, il mento) e rientranze (in corrispondenza delle orbite e, se il viso è magro, appena sotto gli zigomi); perciò anche l’asse centrale del volto, se proiettato sulla superficie del viso non apparirà come una linea curva (linea rossa nel disegno in alto).

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Se il viso non è visto leggermente dall’alto o dal basso, le linee su cui collocare occhi, naso e bocca resteranno invece orizzontali.
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I capelli, anche se lisci, creeranno uno spessore che dovrà essere aggiunto in alto e dietro la testa.

Il mondo riflesso in uno sguardo

superbello firmaLe iridi dei nostri occhi sono pietre preziose dalle magnifiche venature, che riflettono magicamente la luce: nella foto in alto, che ho scattato quest’estate con un cellulare, la cornea riflette un intero paesaggio: il cielo, il mare, le colline, le case, la spiaggia, e il pergolato e la ringhiera; più vicini, la fotografa con il suo cellulare e, immediatamente prossime al bulbo oculare, le ciglia e la palpebra. La superficie curva trasparente ripropone una realtà nella quale i tratti rettilinei diventano curvi, come nelle immagini riflesse dagli specchi convessi, con una sorta di effetto fish-eye.

20170913_140446(foto @_svetoslava)

Adoro disegnare le figure, ed in questo periodo mi sto concentrando proprio sulla rappresentazione dei riflessi che si formano negli occhi, e la realtà è fonte d’ispirazione inesauribile: la luce che illumina le iridi crea infatti riflessi sempre diversi, che cambiano a seconda della direzione di provenienza della luce e in base al tipo di fonte luminosa. Così anche quest’estate, sotto l’ombrellone, mi sono data da fare con matite e pastelli per catturare questa magia di riflessi…

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…mentre più di recente, sullo stesso vecchio album, ho realizzato uno schizzo in penna biro, cercando di riproporre un tipo di riflesso piuttosto simile al precedente.

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Come si può notare da queste immagini, in questi casi la parte della cornea più illuminata fa da specchio, mentre la parte inferiore, perfettamente trasparente perché in ombra e quindi priva di riflessi, lascia intravvedere nitidamente la pupilla e l’iride con le sue magnifiche striature radiali e concentriche.

Quello appena descritto è il tipo di riflesso più complicato da rappresentare nei disegni; se invece un occhio è illuminato dall’alto da una sorgente luminosa puntiforme, la riproduzione degli effetti che si creano è decisamente più semplice: la palpebra infatti crea un’ombra sull’iride, e proprio in corrispondenza della parte più scura avremo il riflesso bianco della fonte di luce, come nell’immagine sotto (pastello su pagine di libro).

occhi marroni

Se la luce è leggermente laterale, può crearsi anche un riflesso luminoso sulla sclera, ovvero sulla parte bianca dell’occhio, come nei miei tre disegni a pastello che seguono:bella con firma

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rossa con firma

Sempre utilizzando i pastelli morbidi su carta da pacco ho rappresentato un occhio nel quale un’intensa luce radente illumina lateralmente l’iride; in questo caso la palpebra quasi non crea ombre, mentre è evidente la texture dell’iride ed è ben visibile il riflesso bianco del sole sulla cornea.

luce laterale

Sempre illuminato lateralmente è l’occhio che segue, e l’ombra portata delle ciglia viene proiettata sull’iride; in questo caso il riflesso della fonte luminosa non è visibile perchè il sole non colpisce direttamente l’occhio come nel caso precedente. La luce proviene da sinistra, e il raggi colpiscono anche le ciglia, che brillano grazie a tocchi di pastello bianco.

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copertina newCLICCANDO QUI O SULL’IMMAGINE IN ALTO E’ POSSIBILE VISUALIZZARE IL TIME LAPSE SULLE REALIZZAZIONE DI QUESTO DISEGNO

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anche in questa foto è possibile vedere l’ombra delle ciglia sull’iride.

Negli occhi molto scuri non si coglie l’effetto della trasparenza della cornea; nell’immagine in basso (carboncino su carta di giornale) la sorgente luminosa è duplice, e crea quindi due riflessi bianchi.

occhi scuri

Altre nozioni sul disegno dell’occhio al QUESTO LINK

Espressione artistica a 360°

 

In alto a sinistra: disegno di Cristina, corso adulti, pastello morbido su cartoncino grigio;
In basso a sinistra: disegno di Luca, corso ragazzi,
matite colorate e pastello su cartoncino bianco
a destra: disegno di Michela, corso adulti, matite colorate su cartoncino bianco

corsi di disegno

e pittura

a Busto Arsizio (VA),

di Elisabetta Neri

Clicca

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per leggere l’articolo

Riproduzione di un’immagine stampata

confronto
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Esistono semplici metodi per riprodurre efficacemente un’immagine. Nell’immagine in alto ho utilizzato una griglia per riportare la foto su tela, mantenendone le esatte proporzioni.

griglia

Per riprodurre un’immagine in maniera precisa, mantenendo o ingrandendo le dimensioni del modello, si può utilzzare una quadrettatura; questa si può tracciare direttamente sulla foto da copiare, oppure, nel caso non si voglia rovinare l’immagine da riprodurre, si può disegnare con un pennarello a punta fine su un foglio di lucido, su un acetato o su qualsiasi superficie trasparente da sovrapporre alla foto (si possono usare anche le buste trasparenti che normalmente si utilizzano per inserire i fogli nei raccoglitori o le scatole delle camicie). Non tutti i pennarelli scrivono sull’acetato o su altre superfici lisce, perciò è bene utilizzare un pennarello come quello della foto in basso (in questo caso della Stabilo, ma ne esistono anche di altre marche).

pennarello

Una volta tracciata la quadrettatura si contrassegnano le file di quadratini con un numero, e le colonne con una lettera, o viceversa. Tale operazione servirà per rintracciare più facilmente ogni quadratino quando il soggetto verrà riprodotto sul foglio, come per giocare a battaglia navale, o come su un foglio Excel.
La misura dei quadratini è libera, ma bisogna tenere presente che più i quadratini sono piccoli e più preciso risulterà il disegno; di contro, utilizzare quadratini troppo piccoli richiederà molto più tempo rispetto all’uso di una quadrettatura meno fitta.
Se si vuole ingrandire l’immagine, la quadrettatura va riprodotta sul foglio ingrandita, perciò il lato del quadratino va moltiplicato per 1,5, o per 2, o per 2,5, o per 3 ecc… a seconda della grandezza dell’immagine che si vuole ottenere. Dopo aver riprodotto la quadrettatura sul foglio, riportando numeri e lettere come nel modello, si procede all’osservazione di ciò che è visibile in ogni quadratino: linee di contorno e linee che delimitano zone di luce e di ombra.

centratura del disegno sul foglio

L’immagine che si intende riprodurre sarà maggiormente valorizzata se ben centrata all’interno del foglio. Per centrare l’immagine nel foglio da disegno si possono seguire questi passaggi:

  • definire l’altezza e la larghezza della griglia da riprodurre; le misure dei suoi lati potranno essere riprodotte con le stesse misure dell’immagine di partenza, oppure ingrandite in proporzione

 

  • calcolare quanto spazio si deve lasciare sopra e sotto, tra il bordo del foglio e quello della griglia; riferendoci alle immagini in basso si dovrà effettuare questo calcolo:
    altezza del foglio – altezza della griglia da riprodurre : 2 =  A

 

  • calcolare quanto spazio si deve lasciare a destra e a sinistra, tra il bordo del foglio e quello della griglia; riferendoci all’immagine in basso si dovrà effettuare questo calcolo:
    base del foglio – base della griglia da riprodurre : 2 =  B

base e altezza

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clicca qui 

per visualizzare alcuni dei disegni che le mie allieve del corso di disegno presso Music Lab a Busto Arsizio stanno realizzando servendosi di questo strumento per la riproduzione di immagini da foto.

outfit di ieri e di oggi

versace e dior
a sinistra: Versace; a destra: Dior

Ho trascorso una piacevole mattinata a Milano, “aggiornandomi” sulla moda di ieri e di oggi. Il mio obiettivo era visitare la mostra “Outfit ‘900” allestita presso Palazzo Morando, meta che ho raggiunto percorrendo tutta la via Montenapoleone. Qui le vetrine sono vere e proprie installazioni artistiche, e alcune, molto colorate, sembravano voler ravvivare la giornata grigia e piovosa.

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a sinistra e a destra: Prada; in alto: Louis Vuitton
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Abito da ballo – 1956-57 – Curiel

All’ingresso della mostra, un delizioso abito bianco degli anni ’50 fluttua sospeso come in un sogno: e questo sogno riporta la mia mente all’infanzia, quando, giocando a “Barbie la reginetta del ballo“, si doveva scegliere un vestito da sera: quello chiamato “fiamma bianca” era molto simile a questo; ma tutti, comunque, erano spiccatamente ispirati alla moda degli anni ’50.
L’abito che accoglie i visitatori della mostra è decorato con paillettes ed inserti che ricordano la madreperla.
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MACCHIETTE
All’interno di Palazzo Morando c’è anche una splendida raccolta di opere d’arte; interessanti sono le vedute che ritraggono una Milano con un aspetto molto diverso da quello odierno. Alcune “macchiette” realizzate con maestria e freschezza di tratto, esposte in una delle sale del palazzo, mostrano capi d’abbiglliamento in voga nel secolo precedentte a quello trattato nella mostra: le donne indossano gonne ampie sostenute da crinoline, spesso arrticchite da volant (immagini in alto)

 

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Completo da gran pranzo – 1900 – Sartoria Ventura (Milano)

Alla fine dell’Ottocento la silohuette femminile si trasforma: la vita viene “strizzata” da un bustino che mette in risalto il seno, e l’ampiezza della gonna non si sviluppa più uniformemente ma solo sul dietro, sostenuta dalla tournure; il corpo femminile assume quindi una forma a clessidra, o ad “S“, se visto di profilo; Nel famoso dipinto di Seurat “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte” la donna con l’ombrellino situata sulla destra esemplifica il concetto.
Con l’inizio del secolo scorso la silohuette femminile invece si “ammorbidisce” un po’, e la tournure si trasforma in un più comodo “cuscinetto” da legare intorno alla vita, chiamato “cul de Paris“. Tipico di questo periodo è l’abito della foto in alto.

anni venti

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A sinistra in alto: Abito da sera – 1922-24ca. – Sartoria italiana; nell’immagine grande, particolare dello strascico. In alto a destra: Abito per ricevimento a corte, con scarpe abbinate – 1922-24 – Worth/André Perugia (Parigi)

Dopo la Prima Guerra Mondiale, ormai lontani dal periodo della Belle Epoque, tramonta l’ideale della donna legata ad un’eleganza artificiosa: liberandosi dalla costrizione del bustino, le signore indossano abiti che consentono di muoversi con maggiore libertà, talvolta molto scollati e corti e sfoggiano tagli di capelli molto pratici come il caschetto dell’attrice Louise Brooks.
Tipico del periodo è il copricapo detto cloche. La silohuette femminile più apprezzata in questo momento è quella senza curve, da ragazzina, e gli abiti hanno un profilo dritto che non segna in alcun modo la vita. Non si rinuncia però alla ricercatezza dei tessuti: come si può notare nelle immagini in alto, perline, paillettes e tessuti laminati sono molto apprezzati; si scelgono tessuti morbidi e leggeri neri, nei colori argento, panna e bianchi.

anni venti e oggi
Vetrine di Rocco Barocco; ritratto di Virginia Lucchini, 1925, eseguito da Antonio Ambrogio Alciati

Ritrovo lo stile degli anni ’20 anche nella pinacoteca, in particolare nel ritratto di Virginia Lucchini, (immagine in alto a destra) e per le vie della città osservando le vetrine di Rocco Barocco (immagine in alto a sinistra).

anni 30
A sinistra: abito da sera – 1932-35 – Sartoria italiana; a destra: completo da sera – 1930-35
Worth (Parigi)

Negli anni ’30 torna ad essere apprezzata la silohuette  con curve e vita stretta: ma l’intimo non è più costrittivo e innaturale come alla fine dell’Ottocento, e gli abiti accarezzano morbidamente le curve femminili. Le spalle sono spesso evidenziate mediante imbottiture o maniche a palloncino. E’ un periodo di crisi, perciò gli abiti da giorno si fanno sobri; quelli da sera, invece, sono estremamente eleganti e sensuali, spesso lunghio fino ai piedi e con profonde scollature sulla schiena. Si preferiscono tessuti morbidi, spesso di velluto, a volte di colore bordeaux, come quello dell’immagine in alto. sempre in voga anche i tessuti laminati.
Anche le acconciature si fanno più femminili: si allungano almeno fino al mento e si arricchiscono di onde e di boccoli; apprezzati sono i cappellini dalle fogge più svariate.

anni 40
Palmina Seghesio Bolaffi durante un tè-concerto nel 1940-1941 a Torino.Abito da pomeriggio,  Sartoria
Borletti (Torino)

Gli anni ’40 si aprono con la Seconda Guerra Mondiale, perciò l’abbigliamento pratico e poco dispendioso che si stava affermando alla fine del decennio precedente continua ad essere scelto dalle donne che, in questo periodo di difficoltà e ristrettezze, devono essere autonome e arrangiarsi come possono. Le gonne si accorciano, si riusano e si ammodernano vecchi capi d’abbigliamento; diffusi sono i tailleur con molte tasche, abbinate talvolta a comodi pantaloni. Le chiome tendono ad allungarsi ancora e spesso vengono raccolte; la fantasia femminile pare avere libero sfogo nella molteplicità di forme dei copricapi. Per la sera e per le occasioni importanti permane lo stile di fine anni ’30; Rita Haywort è icona di bellezza e di stile.

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A sinistra: Donna Wanda Mozzi Orsini
ad una festa da ballo nel 1948; a destra, lo stesso abito riadattato per la figlia nel 1971

Terminato l’ultimo conflitto mondiale, dalla fine degli anni ’40 e per tutto il decennio successivo, un clima di ottimismo e di fiducia nel futuro coinvolge un po’ tutti. Anche la moda riflette questo stato d’animo: abiti eleganti e raffinati, con abbondante impiego di tessuti anche costosi, vengono proposti alle donne del periodo; i colori maggiormente in voga sono il bianco e il nero, ma anche le tinte pastello. L’immagine in alto mostra un abito celeste arricchito da una grande quantità di volant. Icone di stile da prendere a modello sono le dive del cinema.

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Abito da sera con scarpe abbinate
1950-55 ca. – Pirovano (Milano)

Gli abiti da sera, dalle svariate linee, comunicano sempre eleganza e femminilità. Coordinati con l’abito sono spesso i lunghi guanti, le scarpe e le pochette, come nel caso dell’immagine in alto. Il raso e i tessuti lucidi vengono spesso impiegati, talvolta per creare grossi fiocchi ornamenali.

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A sinistra: completo da sposa – 1950-55 – Sartoria Adelaide Scorta (Milano); a destra:  Abito da sposa –1952 sartoria italiana

Anche gli abiti da sposa sono femminilissimi e principeschi. (immagini in alto).

 

Da destra a sinistra: Abito da sera – 1963 – Emilio Pucci (Firenze); Abito da sera – 1976 – Yves Saint Laurent; Abito da sposa – 1971
Sartoria Adriana (Milano)

Con l’inizio degli anni ’60 si sente la necessità di scardinare la tradizione: anche gli abiti da sposa qundi si discostano dai modelli classici (foto in alto a sinistra). Le minigonne (Lanciate da Mary Quant in inghilterra) e il taglio di capelli “alla maschietta” come quello della modella Twiggy (magrissima e con gli occhioni da cerbiatta) propongono un modello di donna-ragazzina dall’aria scanzonata. Fantasie dei tessuti tradizionalmente utilizzate per gli abiti da giorno vengono impiegate anche per gli abiti da sera, come nel modello in alto a sinistra di Emilio Pucci, che nel vedo-non vedo del tessuto trasparente, nella fantasia e nei colori anticipa decisamente le tendenze del decennio successivo.  Gli anni ’70 vedono il diffondersi di uno stile all’insegna della ribellione: ombelico scoperto  e hot pants ne sono un esempio; pensando agli anni ’70 non possiamo fare a meno di pensare ai pantaloni “a zampa di elefante”. Icone Italiane di questo periodo sono Raffaella Carrà , Patty Pravo, Mina. L’immagine in alto al centro mostra un abito da sera nel quale la differenza con gli abiti da giorno è quasi completamente eliminata.

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Bluson – 1988 – Krizia

Gli anni ’80 vedono la sperimentazione che ama anche gli eccessi; tornano le minigonne aderenti e la silohuette è triangolare: è infatti il trionfo di giacche e abiti con spalline imbottite.

Le immagini di questo post sono foto che ho scattato durante la visita all’interessantissima mostra “outfit ‘900”, che purtroppo termina oggi. Ho cercato di ripercorrere le tappe fondamentali dell’evoluzione della moda femminile, ma per approfondire l’argomento, consiglio di consultare il catalogo online: Catalogo della mostra “outfit 900”.

Per avere invece un’idea sull’evoluzione dell’acconciatura, ecco il mio video che ne riassume brevemente le tappe dall’antichità fino agli anni ’70: Breve storia dell’acconciatura