I miei balconi… dalla finestra

CLICCA QUI O SUI GERANIquesta (2)

Eccolo qui il mio racconto, insieme di pensieri tra tanti altri testi scaturiti da questo periodo di pausa e di riflessione. sulla pagina DALLA FINESTRA…  grazie, è stato bello leggermi qui!

Sono parole che ho scritto all’incirca un mese fa, e quella pace è ormai un ricordo… sebbene abiti in una zona tranquilla, infatti, gli aerei da e per Malpensa hanno ricominciato ad attraversare il cielo del mio cortile, le auto, pur non frequentissime, si fanno sentire. Soprattutto, in tempi normali non avevo mai fatto caso ad un leggero rumore di sottofondo, fisso e continuo, generato da una fabbrica non lontana. Ma in quei giorni tutto mi sembrava più rilassante e non mi spiegavo perchè: successivamente alla ripresa di molte attività mi sono accorta dell’esistenza di quel ronzio, che anche ora, mentre sto scrivendo, mi fa da sottofondo.

Molto carina anche l’illustrazione realizzata da Federica Fabbian: è affascinante pensare che qualcuno, senza conoscerti, dal tuo racconto possa immaginarti e ritrarti… magia della parola scritta! Chi legge si crea mentalmente una propria immagine, diversa da quella di altri lettori… personalizzata, filtrata dalla propria esperienza!

Parentesi

parentesiconfirmaEcco che ci accingiamo a chiudere una parentesi.
O meglio, noi abbiamo deciso così; abbiamo deciso di farlo gradualmente, con i piedi di piombo, ma abbiamo comunque deciso che va chiusa.
L’ultima parola sull’argomento non spetta però all’uomo.
Abbiamo sicuramente (?) imparato che non tutto è addomesticabile e controllabile, che alcuni eventi sono talmente enormi da non poterli racchiudere tra due parentesi che possiamo aprire e chiudere a nostro piacimento.

Per alcuni è stata una parentesi tragica;
Per altri è stata una parentesi di fatica e paura;
Per altri ancora è stata una parentesi di preoccupazione per il futuro.
Per molti e anche per me, che ho avuto la fortuna di poter continuare a svolgere il mio lavoro almeno in parte, è stata una parentesi tranquilla.

Una parentesi tranquilla nella quale non mi sono sentita “prigioniera” tra le mura della mia casa, ed in cui mi sono goduta i figli, cenando con tranquillità con la mia famiglia, cosa che quest’anno non avveniva mai a causa dei miei orari.
Certo, alcuni aspetti del mio lavoro mi sono mancati, ma del resto ogni situazione ha il suo lato buono, magari diverso da un periodo all’altro.

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La mia parentesi è iniziata subito dopo una bella gita in Liguria il 23 febbraio: la giornata era grigia, ma valeva la pena di farsi una bella scorpacciata di bellezza e di infinito prima di iniziare un periodo dagli orizzonti limitati.

La prima settimana è scivolata via a ritmi tranquilli, sotto il segno della tisana, occasione per riprendere molte cose lasciate indietro, ma senza affanni, spazio per attività ma anche per riflessioni.
Personalmente le pareti di casa fino ad ora non mi sono state strette… ma penso che per molti single l’impossibilità di vedere amici sia stato un grosso sacrificio, molto più grande di quello di chi ha una famiglia in cui la vita trascorre serena.
Sì, ok, è stata per molti un’occasione per riflettere con calma, per vedere la propria vita da un’altra angolazione, dall’esterno, quasi da spettatori, quindi un’opportunità per conoscere meglio se stessi… ma la solitudine non si sopporta molto a lungo, e fortunatamente la tecnologia ha permesso di sconfiggerla almeno in parte.
Chi ha grande immaginazione e creatività ha indubbiamente avuto un vantaggio rispetto agli altri. Molti si sono consolati con la compagnia degli animali domestici.

E gli adolescenti? Anche loro hanno sicuramente dovuto sopportare un peso maggiore rispetto a quello sostenuto da chi appartiene alla mia generazione: hanno una vita davanti, tutta da costruire, ed ogni giorno è prezioso: ogni dì può essere foriero di nuovi incontri e nuove esperienze importanti per il proprio futuro… la gioventù è quella che stanno vivendo, e non ritornerà più.

Dieci giorni fa uscivo di sera sul balcone, scattavo questa foto e scrivevo queste parole, magari un po’ “deliranti”, parole che in futuro mi ricorderanno ciò che questo periodo mi ha regalato:

notte
Balcone Est – Balcone Ovest

Balcone Est.

È notte.
Profumo d’estate e di fiori di robinia.
Gli aerei non passano quasi più: nessun rumore meccanico o umano,
solo il frinire dei grilli.
In alto solo buio, profondo ed infinito.
Buio protettivo come una coperta,
ma così misterioso e profondo da provocare l’ebbrezza di un brivido.
Ringrazio di vivere qui,
nel mio snobbato quartiere periferico,
le cui vie portano il nome dei fiori.

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È mattino.
In quest’angolo di balcone prendo il sole,
circondata dalle poche eroiche piante
che hanno superato l’inverno,
prima trascurate, accudite ora come figlie.
Controllo i progressi del geranio dai fiori magenta,
e attendo con ansia lo sbocciare dei grossi gigli gialli.
Piacevole è la sensazione della pelle che scotta già a fine aprile:
la terra si è presa una pausa, una boccata d’aria pulita,
e l’aria è tersa e secca.

questa
con la pelle che scotta ancora entro, e sul tavolo davanti alla porta-finestra Flora, accucciata accanto al computer, mi guarda con i suoi occhi lucidi e trasparenti come biglie di vetro.
Accarezzo la gatta e poi guardo il mio pc…che gioia oggi vedere le facce delle mie alunne su quel monitor,
magica finestra sul mondo.

Balcone Ovest

È notte.
FFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFF…
Aliti di vento s’infiltrano e sibilano tra gli aghi dei pini.
I pini…nella fretta di giorni “normali” e convulsi non ho mai notato la loro voce, mentre ora sembrano parlarmi…
ora distinguo chiaramente questa voce dal chiacchiericcio sommesso delle latifoglie.
Voci e profumi mi parlano del lungo tempo estivo trascorso al mare durante l’infanzia e l’adolescenza:
se chiudo gli occhi, come per miracolo, il tempo corre a ritroso e sono ancora lì.
I pini…vedo i loro rami moltiplicarsi da infinite biforcazioni,
chiome come grandi ombrelli che sembrano abbracciarmi e avvolgermi, come per proteggermi.

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È pomeriggio.

Pur di posizionarmi qui, sotto le chiome dei miei amati pini,
recupero un tavolino traballante, l’unico che possa essere collocato sullo stretto balcone, e ci appoggio il computer.

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Lavorare sotto gli alberi con gli uccellini che cantano… cosa voglio di più dalla vita?
C’è un bel sole caldo, ma dalle fitte chiome ne filtra solo qualche piacevole raggio…
…Flora la pensa diversamente da me, e cerca di coprire ogni centimetro di una calda macchia di sole guardando il mondo da sotto in su, con la testa infilata tra le sbarre della ringhiera.
flo


Nel coro di cinguettii distinguo le voci di passeri, merli e tortore.

Gli occhi, un po’ disabituati a focalizzare orizzonti veri, di tanto in tanto si staccano dal monitor e cercano il verde delle chiome di alberi lontanissimi, ed “io nel pensier mi fingo”, quasi avvertendo l’erba nuova e morbida sotto i piedi.
All’improvviso una nuvola copre il sole sfumando i contorni delle ombre fino ad annullarle…
una cornacchia emette un suono gracchiante, poi le prime gocce e il profumo di terra bagnata.
Meglio rientrare.

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Non so se sia solo un’impressione, ma la natura quest’anno mi sembra più rigogliosa: i ciliegi del mio cortile ad inizio aprile erano un vero spettacolo brulicante di vita: nuvole candide ronzanti di api.

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particolare

Ok boomer, il disegno digitale non fa per te. (o forse sì?)

20200426_190341Il connubio arte-strumenti tecnologici mi ha sempre affascinata: e a volte, su Instagram, m’incanto a guardare chi disegna facendo scivolare con sicura naturalezza la penna sulla superficie della tavoletta grafica.
Non essendo una nativa digitale, ho imparato a disegnare utilizzando le tecniche tradizionali, e anche quando ho frequentato il liceo artistico l’era della computer grafica era ancora molto lontana. Vien da sè che disegnare su un foglio, una tela o una tavola mi venga molto più facile e naturale, e che realizzare immagini “virtuali” mi richieda più tempo e un maggiore sforzo rispetto agli artisti più giovani.
busto
Fare disegno al liceo significava stare ore in piedi davanti ad un cavalletto, sporcarsi di carboncino dalla testa ai piedi, riprodurre dal vero sculture sui grossi fogli di carta da spolvero ruvida e giallina, e realizzare disegni come quello dell’immagine in alto, da me eseguito in seconda liceo durante l’ora di figura. Ricordo inoltre che, una volta terminato, spruzzavamo sul foglio un fissativo liquido che veniva versato in un bicchierino e poi vaporizzato soffiando dentro una cannuccia.
Era un lavoro molto fisico, sensoriale, che comprendeva anche lo sforzo di trasformare una realtà in 3D in immagine bidimensionale. Inoltre il disegno nasceva direttamente dallo scorrere del friabile bastoncino nero sulla ruvida carta…
…con la mia tavoletta grafica, invece, il segno non si genera dove la punta della mia penna scorre, ma sul monitor del pc, e con questa modalità di lavoro devo ancora prendere confidenza. Certo, disegnando direttamente con il computer si può ottenere un’immagine vettoriale, (che può essere ingrandita quanto si vuole senza perdere definizione), e questo è un bel vantaggio.

scenografie
Tornando alle immagini digitali, ricordo che il primo programma di grafica che ho avuto (nei primi anni ’90) è stato Corel Draw, poi mi sono appassionata al fotoritocco e nei primi anni 2000 ho incominciato ad usare un software che assomigliava molto a Photoshop come comandi ma che non funzionava a livelli, per poi passare, dopo qualche anno, a Photoshop. Nel 2008 ho anche utilizzato Macromedia Flash, programma per l’animazione, con il quale ho realizzato le immagini in alto, scenografie per una proposta di cortometraggio realizzato in collaborazione con Ugo D’Orazio, lavoro che nel 2008 è stato selezionato per la presentazione all’interno della manifestazione Cartoons on the Bay.
Allora avevo disegnato tutto con il mouse, senza la tavoletta grafica, e nonostante ciò il risultato del mio lavoro mi soddisfaceva pienamente… che enorme quantità di tempo, però, per realizzare questi disegni!
Da allora mi sono ri-buttata nelle tecniche tradizionali e nella pittura, utilizzando Photoshop  solo per grafica e fotoritocco; con questo programma ho disegnato solo in sporadici casi, con un investimento, in termini di tempo, spropositato rispetto al risultato.

occhioFIRMA
A novembre mio marito mi ha regalato una tavoletta grafica, e quest’occhio azzurro è stata la mia prima prova di utilizzo. Il mio esperimento è piaciuto a molti, ma io  trovo quest’immagine assolutamente “finta” e per certi versi grossolana, anche se i riflessi sull’iride possono risultare accattivanti.

Accantonata per mesi, anche per mancanza di tempo, la tavoletta giaceva sulla mia scrivania inutilizzata finchè due giorni fa mio figlio ha voluto provare a disegnare con questo strumento.
Venerdì sera ho voluto anch’io riprovare, così ho dato vita allo “sgorbietto” dell’immagine in alto… che ha richiesto tre ore di tempo! Se l’avessi disegnato a mano e colorato con i pennarelli giusti, mi avrebbe richiesto meno di un terzo del tempo e avrei ottenuto un risultato migliore.
Per fare lo “sgorbietto”, che doveva rappresentare il look da “smart working”, curato solo dalla vita in su, ho inizialmente fatto uno schizzo veloce su un foglio, l’ho appoggiato sulla tavoletta e ricalcato ottenendo il primo disegno a sinistra. Successivamente ho iniziato a colorare, un po’ come mi veniva, provando vari tipi di pennelli, su un livello differente rispetto a quello del disegno.
Insoddisfatta comunque del risultato ero davvero scoraggiata, ma mio figlio mi ha rimproverata dicendomi che tendo ad arrendermi di fronte alle difficoltà naturalmente insite in ogni novità.
chiaro con neroCosì ieri sera sono tornata alla carica e finalmente ho fatto qualcosa che mi piace: un disegno vicino al mio stile, realistico ma ancora abbozzato in alcuni punti (la pelle… e ci credo, erano le tre di notte quando l’ho terminato, perciò la pelle non è rifinita); ma soprattutto quello che mi’interessa di più in un disegno o in un dipinto è riuscire a rappresentare la luce, l’intensa luce di una bella giornata di sole, anche soltanto nell’immagine di un occhio. (la luce è una mia fissa, per questo adoro Monet).
Non per niente quest’immagine è ispirata ad una foto scattata da mio figlio durante una luminosa giornata invernale.

Ho lavorato su livelli diversi, uno per la pelle, uno per l’iride, uno per la sclera, ecc…
Comunque, tempo impiegato: 6 ore. Guai a chi mi dice “Eh, vabbè, tanto l’hai fatto con Photoshop…”

 

Autocertificazione illustrata

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e niente, non ho resistito… ho fatto anch’io la mia …. clicca sul link in giallo o sull’immagine per vederla.
Pubblicata anche sulla pagina Instagram: autocertificazioni_illustrate!

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Schizzare un volto visto di scorcio

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In questi giorni ho provato a schizzare sul mio sketchbook (in realtà un vecchio album per foto rimasto inutilizzato) alcuni volti femminili visti più o meno di scorcio.

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Disegnare un volto visto frontalmente o di profilo non è particolarmente difficile (vedi: Le ombre: dalla sfera al volto e disegno del volto di profilo); le cose si complicano quando è ruotato in una posizione intermedia (vedi” schizzare un volto visto di 3/4 e occhi naso e bocca nel viso visto di 3/4) e l’impresa diventa ancora più complessa se si prova a rappresentare un viso visto di scorcio.

Ma qual’è il significato dell’espressione “di scorcio”? Letteralmente significa accorciato. Ciò avviene per effetto della prospettiva: come in un pavimento vediamo le piastrelle, che in realtà sono quadrate, con un’altezza notevolmente inferiore alla loro larghezza, così anche la figura umana può risultare “scorciata” in tutti suoi elementi se la vediamo dal basso o dall’alto.


In quale caso il viso appare “accorciato”, ovvero con la sua lunghezza “ridotta”?

  • quando lo si guarda dal basso verso l’alto (figura 1)
  • quando lo si guarda dall’alto verso il basso (figura 2)
  • quando la figura che si ha di fronte ha il capo reclinato verso il basso (figura 3)
  • quando la figura che si ha di fronte ha la testa riversa all’indietro (figura 4)
  • quando si guarda una figura sdraiata standovi di fronte dalla parte dei piedi (figura 5) o dalla parte della testa (figura 6)

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La visuale indicata nella figura 5 è quella adottata nella rappresentazione del famosissimo “Cristo morto” (1475-78 circa) di Andrea Mantegna, tra i primi artisti che si dedicarono allo scorcio prospettico applicato alla figura umana.

Cristo morto Andrea Mantegna

La prospettiva, codificata all’inizio del secolo in cui visse l’artista, fu da subito applicata in maniera puntuale e precisa nella rappresentazione dell’architettura, i cui volumi geometrici risultavano più facilmente definibili applicando le norme che regolano la visione prospettica, come dimostra il dipinto di Piero della Francesca intitolato “Flagellazione di Cristo” del 1455–1460 (immagine in basso).

flagellazioneùTali norme risultavano invece meno oggettivamente applicabili nella rappresentazione di forme più irregolari e complesse come quelle del corpo umano: Se infatti si confronta la figura del Cristo con la foto di un uomo sdraiato, ci si rende subito conto che nel dipinto dell’artista quattrocentesco i piedi in primo piano sono più piccoli di come apparirebbero nella realtà, mentre la testa risulta grande. Lo scorcio del volto è comunque perfetto.

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Mantegna introdusse una grande novità, infatti dopo di lui tanti altri artisti si misurarono con il complesso tema della figura vista di scorcio, ne sono un esempio le opere visibili nello slideshow in alto.
Solo alla fine del Cinquecento le anomalie prospettiche vennero completamente risolte, per arrivare alla straordinaria abilità degli artisti settecenteschi che, popolando illusoriamente i soffitti di figure viste dal basso, portarono questo tema a livelli virtuosistici.

(per approfondire l’argomento consiglio la visita del Blog didatticarte a QUESTO LINK).

nuovo

Ma ora veniamo a noi.
Per effetto della prospettiva, in un volto visto dal basso la fronte risulterà più stretta della mascella (immagine in alto a sinistra), mentre nel caso opposto vedremo la forma della testa stringersi molto verso il mento (immagine in alto a destra). Come sempre converrà utilizzare linee di riferimento per posizionare sopracciglia, occhi, naso, bocca, mento… che in questo caso non saranno tratti rettilinei (vedi immagine in basso e Le ombre: dalla sfera al volto) come nel viso visto di fronte, ma curve.
PROPORZIONI

Perchè curve? Proverò a spiegarlo in maniera semplice con il solito ovetto, dotato di meridiani (come quello che segna l’asse di simmetria del volto) e paralleli (le linee di sopracciglia, occhi, naso, bocca e mento) simili a quelli di un mappamondo.

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Come si può notare in queste foto, se l’uovo viene visto dall’alto le linee orizzontali che vengono solitamente tracciate come riferimento per disegnare i diversi elementi del volto appaiono come curve la cui rotondità è rivolta verso il basso (foto a sinistra) mentre se l’uovo è visto dal basso le curve sono orientate in modo opposto (foto 1, 2 e 3)
Inoltre, osservando le figure 1, 2 e 3 si può notare come le linee tendano ad avere una curvatura sempre più accentuata aumentando l’inclinazione dell’uovo.
Un’altra importante considerazione che si può fare guardando le immagini è che, per effetto della prospettiva, le linee parallele che si trovano in prossimità di chi guarda appaiono più distanti tra loro rispetto a quelle più lontane, ad esempio: nell’immagine 3 la distanza tra la linea delle sopracciglia e quella degli occhi risulta minore di quella tra la linea del naso e della bocca, anche se nella realtà questi due spazi sono uguali.
Il disegno in basso è stato tracciato a partire da uno schema simile a quello della foto 2.

viola

tre quarti
Se poi il volto, oltre ad essere visto di scorcio, è anche leggermente ruotato lateralmente, alche il “meridiano” che costituisce l’asse di simmetria del volto si trasformerà in una curva (foto in alto).

Naturalmente l’uovo è una semplificazione, nella realtà il volto ha concavità e sporgenze che sulla superficie liscia e uniforme dell’uovo non esistono, ma serve per capire come disegnare un immaginario “involucro” necessario per poter schizzare i volti così inclinati, come si può notare nei disegni dell’immagine in basso: prima di schizzare il viso ho infatti disegnato ed evidenziato con il tratteggio rosso una forma ovoidale che ho utilizzato come schema di riferimento.

dall'alto
al basso

L’arte non si ferma

E’ un po’ come imparare a scrivere o a suonare: quando si incomincia a padroneggiare lo strumento, l’espressione scivola via lieve dalla mente ai tasti, o alle corde, o alla penna…

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Anche per quanto riguarda il disegno e la pittura vale lo stesso principio: non appena si incomincia a sentirsi un po’ più sicuri nella gestione del mezzo, l’espressione di contenuti che si sentono particolarmente vicini in un certo momento della vita prendono forma sul foglio o sulla tela con una certa facilità.
Regole di grammatica dell’espressione figurativa sono le norme per la rappresentazione delle ombre e della profondità, la teoria del colore, i canoni per la rappresentazione proporzionata di una figura…

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disegno a pastello su cartoncino grigio di Giulia Frassinetti

Nel corso di questo particolarissimo mese di marzo le allieve dei miei Corsi di disegno e pittura del Music Lab di Busto Arsizio,, ormai abbastanza sicure nell’uso del mezzo disegnativo e pittorico,  hanno riempito di forme e colori il vuoto e la preoccupazione che gravano su questo periodo difficile.
Lo hanno fatto stando a casa, chiedendomi consigli via WhatsApp e inviandomi foto che mostravano la progressione del loro lavoro… e io, a volte spiegando loro a parole cosa fare, altre volte utilizzando Photoshop per correggere forme, accentuare ombre ecc… ho provato ad aiutarle a distanza.

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Rimango dell’idea che sarebbe stato interessante anche fare qualche videolezione: mi sono infatti resa conto che un periodo come questo, che non permette una sperimentazione “sul campo”e un dialogo faccia a faccia, può essere considerato un’opportunità per approfondire e precisare tanti concetti teorici che potrebbero costituire un solido fondamento per l’attività pratica. Qualche esempio? uno studio più accurato sulle ombre, nozioni di base sulla prospettiva, utili per la rappresentazione di paesaggi…

prospettiva

…ma al gruppo evidentemente mancherebbe l’aspetto aggregativo e in un certo senso “terapeutico” di questi corsi, nei quali, persone accomunate dalla stessa forte passione per l’espressione figurativa trascorrono allegri momenti di assoluto relax… del resto il disegno e la pittura sono attività manuali che hanno un potere davvero magico: permettono infatti di far scivolare le ore in modo piacevole e lieve, un tempo nel quale lo stressante livello di concentrazione che solitamente caratterizza l’attività lavorativa appare come un ricordo vago e lontano… tanto da far perdere la cognizione del tempo a chi vi si dedica!

CLICCA QUI per vedere  I LAVORI REALIZZATI IN QUESTO PERIODO DALLE ALLIEVE DEL CORSO DI DISEGNO E PITTURA TENUTO PRESSO MUSIC LAB

Come realizzare una parete in finti mattoni (tutorial alla fine del post)

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Il colore e la texture di una parete, insieme alla giusta illuminazione, possono trasformare completamente un ambiente: come per magia, ambienti tristi e bui possono trasformarsi in angolini gradevoli della casa.

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In questo periodo di “reclusione” tra le mura di casa avverto più che mai l’esigenza di trasformare gli ambienti domestici in luoghi nei quali sentirmi rilassata e a mio agio. Ho realizzato quindi la finitura in finti mattoni di questa parete e decorato la parete di fondo di questo vano scala con un motivo astratto, tinteggiando di verde la superficie intorno alla decorazione.

Realizzare i “finti mattoni” non è difficile,

ECCO IL TUTORIAL:

copertina video con freccia

esposizione rimandata

rimandata

Pur avendo lavorato in maniera “virtuale” con i miei allievi del corso di disegno e pittura, e pur non avendo mai pensato ad una tradizionale inaugurazione ma solo all’esposizione delle opere, ci abbiamo creduto fino in fondo.

In riferimento ai nuovi provvedimenti validi da oggi  ho preferito rimandare a tempi migliori anche la sola esposizione delle opere.

CLICCA QUI PER LEGGERE UNO DEGLI ARTICOLI CHE ERANO STATI
PUBBLICATI PER DESCRIVERE L’EVENTO

In tempi migliori si potranno vedere dal vivo il magnifico occhio con la lacrima realizzato a carboncino da Cindy e la rosa coperta di rugiada disegnata da Luisa che abbelliscono la locandina, gli affascinanti volti eseguiti da Giulia e Cristina che comparivano all’articolo (nello slideshow qui in basso), e molti altri splendidi lavori.

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prima immagine: “solo Audrey”, di Giulia Frassinetti
seconda immagine: “Mistero”, di Cristina Mischiatti
terza immagine: “donna seduta al tavolino di un caffè” di Giulia Frassinetti

Ringrazio comunque la scuola in cui svolgo i corsi, i gestori del locale che ci avevano dato la possibilità di esporre, chi ieri ha pubblicato l’articolo che pubblicizzava l’evento, e soprattutto gli artisti che hanno lavorato con passione per realizzare le loro opere:

Cindy Bernocchi, Noemi Bracchi, Mario Dino, Miriam Dino, Giulia Frassinetti, Luisa Mainini, Cristina Mischiatti, Donato Recce e Cristina Toia.

Tutto andrà bene?  Coraggio, tutto andrà bene.

tutto andrà bene (?).

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Arriva lei, indifferente a tutto, con la sua prorompente bellezza, colori e profumi che invitano ad uscire…

… ma quanta fatica si fa a privarsi di questo azzurro?

PRIMAVERA arriva, ignara e indifferente davanti alle nostre discussioni sui social, alle nostre psicosi, alle giuste prudenze e all’ostinazione nel trasgredire le regole nonostante tutto…

20200228_142602con ingenuità disarmante le viole fanno bella mostra di sè, profumo delicato che mi ricorda quello dei neonati… primo fiore a sbocciare nei prati, la viola annuncia una primavera ancora in fasce.

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Piccoli soli sbocciano ovunque, incuranti dei nostri confini, natura che supera (nel bene e nel male) i muri che l’umanità costruisce.

Tutto andrà bene. La speranza ci sostiene, ma sentiamo che questa terra feconda, pur inondandosi di verde e di colori, quasi impercettibilmente frana sotto i nostri piedi.

Ma sì, forza, tutto andrà bene.

Buona tisana a tutti!

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Non mi va di unirmi a chi vuole per forza “dire la sua” sul’argomento “coronavirus”: non credo di avere le competenze per farlo. Mi rimetto a quello che è stato deciso: evitare il più possibile di uscire ed avere contatti diretti con le altre persone. Servirà? Chi può dirlo? Certo non io. Comunque proviamoci, questa non è una vacanza, ma un tentativo di arginare il più possibile un fiume in piena che sta straripando. Che il virus sia estremamente pericoloso, o che lo sia solo per persone già debilitate non importa, evitare comunque di diffonderlo mi sembra un atto di responsabilità, anche perchè la vita di chi non sta bene non vale meno della nostra che fortunatamente godiamo di buona salute.

E’ una situazione del tutto nuova: nessuno ha mai potuto cambiare le nostre abitudini in maniera così convincente come invece ha fatto questo minuscolo microrganismo; e ciò genera situazioni altrettanto nuove ed inaspettate: ad esempio a Milano, di solito soffocata dal traffico delle auto, l’aria è divenuta più respirabile.

Siamo anche meno spreconi: dato che non è così scontato che negli scaffali del supermercato troveremo tutto ciò che desideriamo, evitiamo di sciupare le nostre provviste.

Anche sentirci “rifiutati” come italiani, e ancor più come lombardi, perchè erroneamente visti come portatori di “eventi nefasti”, può suggerirci qualche riflessione.

Penso a chi ora è in prima linea per combattere questo problema e ho grande ammirazione per questi eroi che si trovano a gestire un’umanità spaventata, la cui paura genera comportamenti a volte poco razionali.

Io, che posso stare a casa, mi faccio una tisana e ne approfitto per fare tante cose che, in una quotidianità più densa di impegni e scadenze, avevo lasciato indietro; approfitto per dormire un numero di ore giusto, faccio le cose con calma, e non so nemmeno se mi basterà una settimana per finire tutto ciò che ho lasciato indietro.

A volte la vita ci obbliga a fare delle pause,  e a riflettere sulla nostra fortuna di poter stare nelle nostre case accoglienti, protetti e al calduccio, a differenza di molti altri individui, vicini e lontani, che non hanno questa possibilità.

E’ un’occasione per mettersi alla prova, per autodisciplinarsi per il bene di una comunità, cosa che oggi ci (e mi) riesce difficile.

Perciò, noi che possiamo, stiamo tranquilli, e buona tisana a tutti!