cenni di base sulla prospettiva: la linea d’orizzonte e il punto di fuga

Elisabetta Neri – “glicini e ortensie”, acrilico su tavola

In passato ho realizzato diversi trompe l’oeil, su parete o su tavola; lo scopo di questo tipo di dipinti è “ingannare l’occhio”, suggerendo una profondità che nella realtà non esiste. Sono nate così finte aperture affacciate su paesaggi marini o su giardini all’italiana.
Per poter compiere questa “magia”, è necessario applicare correttamente almeno alcune regole di base sull’utilizzo della prospettiva.

Gli elementi minimi da conoscere per disegnare un’immagine “credibile” in prospettiva centrale (la più semplice e la più utilizzata nei trompe l’oeil) sono la linea d’orizzonte e il punto di fuga .

la linea d’orizzonte è sempre collocata all’altezza di chi guarda il paesaggio. Nella figura in alto si può notare come, salendo progressivamente verso l’alto, si veda una striscia di mare sempre più ampia, con l’orizzonte collocato sempre più in alto.
Per questo motivo, per rendere realistico un trompe l’oeil, questa linea va collocata all’altezza degli occhi di chi, entrando nella stanza, guarderà il dipinto.

Il punto di fuga va pensato in corrispondenza dello sguardo dell’osservatore (prima immagine in alto). Ammettiamo di voler far proseguire illusoriamente nel trompe l’oeil il pavimento della stanza: dovremmo in questo caso prolungare quelle linee che delimitano le file di piastrelle perpendicolari alla parete, disegnandole sul muro. Ma come?

facendole convergere tutte nel punto di fuga.

Elisabetta Neri – “orizzonti lontani”, acrilico su parete

In questo mio murale le linee che delimitano le file di piastrelle partono dalle fughe sullo zoccolino, dando la sensazione che esista un gradino; se volessimo prolungare oltre il pavimento dipinto le linee che delimitano le file di piastrelle, noteremmo che andrebbero a convergere tutte in un unico punto (il punto di fuga), posizionato sull’orizzonte del mare (linea d’orizzonte).

Elisabetta Neri – “sogno mediterraneo”, acrilico su parete

La stessa cosa capiterebbe se prolungassimo verso il mare anche le linee del pavimento in questo murale intitolato “sogno mediterraneo” (immagine in alto).

Elisabetta e Maddalena Neri – “mare tropicale”, acrilico su parete

In questo caso invece, le linee che andrebbero a convergere sull’orizzonte sono quelle che delimitano in alto e in basso le due pareti laterali. Dunque tutte quelle linee che immaginiamo perpendicolari alla superficie del dipinto devono incontrarsi nel punto di fuga sulla linea d’orizzonte. (vedi anche l’articolo sulla costruzione del Trompe l’Oeil che stiamo realizzando presso Music Lab a Busto Arsizio, intitolato “che cosa apparirà?”).

Il trompe l’oeil a sinistra ha una costruzione prospettica molto complessa, mentre in quello a destra è facile notare come le linee che delimitano le piccole siepi perpendicolari alla superficie del dipinto convergano anch’esse tutte in un punto: una situazione simile a quella del dipinto che ho postato in apertura.

Della prospettiva avevo già parlato in articoli precedenti, qui ho voluto riassumere e semplificare alcune nozioni di base. Per approfondire, ecco i link ai miei post:


L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 1 – LA PROSPETTIVA: LA LINEA D’ORIZZONTE E IL PUNTO DI FUGA
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 2 – LA PROSPETTIVA: LE PROFONDITA’
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 3 – LA PROSPETTIVA: LE ALTEZZE
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 4 – LA PROSPETTIVA: PIANI INCLINATI E SCALE
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 5 – LA PROSPETTIVA: ARCHI E CERCHI

Corso di disegno Legnano

Alcuni lavori realizzati nell’anno appena trascorso dagli allievi del corso di disegno che tengo presso il Centro Pertini (Il Salice)  a Legnano.

Nell’immagine in basso contatti per info e iscrizioni. Inizio: Lunedì 7 settembre.

copertina con freccia

vacanza in Calabria

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da sempre al ritorno da una vacanza o dopo aver visitato un posto nuovo cerco di rivivere, seguendo un percorso  a ritroso, tutti i momenti più significativi dell’esperienza vissuta. Poi, attraverso testi e immagini, provo a fissare quei ricordi in modo da poterli nuovamente gustare in futuro, momenti che altrimenti svaporerebbero nel nulla.

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Dapprima non pensavo neppure di andarci in vacanza. Poi ho iniziato a realizzare questo dipinto (slideshow in alto), ispirato alla Costa degli Dei visitata 10 anni fa,  e ho cercato le mie vecchie foto per riuscire a rendere colori, riflessi e trasparenze di quel mare. 

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Una foto scattata 10 anni fa dal residence “Il Poggio” di Tropea

Ho anche rivisto i miei vecchi articoli scritti sul blog che tenevo allora: “La Costa degli Dei” e “Flora mediterranea”, così la nostalgia di quei colori si è fatta sentire, portandomi a programmare una settimana di vacanza proprio là.

mappeI luoghi che ho visitato si trovano sul Corno di Calabria; immaginando questa regione come il “piede” dell’Italia, il corno è una sorta di “callo” che si protende nel mar Tirreno; la sua costa è denominata “Costa degli Dei”. nel particolare ingrandito della mappa ho evidenziato le spiagge visitate e fotografate quest’anno.
copertina
Prenotato il soggiorno vado a fare la spesa e trovo in copertina del numero di Agosto di Bell’Italia proprio la spiaggia di Santa Maria a Ricadi, meta della vacanza. Nella foto è visibile anche la spiaggia delle Grotticelle, che è ritratta anche sull’etichetta del Vecchio Amaro del Capo, prodotto proprio in questa zona.

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La spiaggia di Santa Maria a Ricadi (slideshow in alto), non è presa d’assalto dai turisti. Non termina con spettacolari pareti rocciose come altre spiagge di questa zona, è delimitata perlopiù da casette bianche. Deve il nome alla chiesa di Santa Maria (slideshow in basso) affacciata sull’omonima piazzetta che dà accesso alla spiaggia.

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La facciata della chiesetta è bianca e ha forme settecentesche. Le costruzioni che fiancheggiano la piazza proseguendo poi lungo la spiaggia risultano oggi completamente trasformate rispetto al loro aspetto originario, aspetto visibile in una vecchia foto che ho scorto dietro al bancone di uno dei ristoranti che si affacciano sullo slargo. (immagine in basso)

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Queste strutture infatti, sono divenute piccole case di villeggiatura  affacciate direttamente sulla spiaggia, a più piani e dotate di terrazze.
L’insieme delle facciate che fa da sfondo alla spiaggia è piuttosto eterogeneo e disordinato, però confesso che avere una casetta così, “stile Montalbano”, dalla quale si possa uscire e farsi subito una nuotata, è sempre stato un mio sogno. Alcune di queste costruzioni sono un po’ trascurate, altre invece hanno un aspetto piacevole (slideshow in basso)

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Altre immagini che ritraggono la località di Santa Maria di Ricadi ai link:

album “Santa Maria a Ricadi: le casette sulla spiaggia e i fiori”
album “tramonti (e coniglietto di mare) a Santa Maria

Le altre spiagge visitate sono stupende, ma affollate a metà agosto (anche di questi tempi); ma basta aver voglia di fare quattro passi per trovare zone più tranquille.

Nello slideshow in basso ecco Formicoli, a nord di Capo Vaticano, maestosa per le alte pareti rocciose di colore chiaro che terminano con una ricca vegetazione.
Nella foto in bianco e nero il promontorio che delimita a sud la spiaggia; mi ha incuriosito perchè ricorda un volto visto di profilo. Di fronte alla spiaggia, ad una distanza che si può coprire in pedalò o in canoa, i resti di un porto romano emergono dall’acqua.

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Spostandosi ancora più a nord ecco la spiaggia di Michelino a Parghelìa; spettacolari i colori del mare visto dall’alto che si possono ammirare durante la discesa. Anche qui l’acqua è cristallina come nelle altre spiagge, la vegetazione rigogliosa e le rocce straordinariamente aguzze. (slideshow in basso)

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Tornando invece appena sotto Capo Vaticano ecco la spiaggia di Grotticelle; qui il colore dell’acqua mi ha davvero colpita: è un turchese intenso (clicca qui per vedere il video) ed il fondale è anche particolarmente ricco di fauna marina. Sotto, alcune immagini di Grotticelle:

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In alcuni giorni di mare particolarmente caldo in questi mari si possono incontrare delle meduse; nelle foto scattate dai miei figli, ecco la foto di una

medusa assolutamente innocua (cassiopea mediterranea)…

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e di una specie urticante (pelagia noctiluca)

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Alcune serate le abbiamo trascorse a Tropea, città pittoresca, vivace, curata e con alcune viste mozzafiato sul mare. Splendida è la sua Cattedrale di Maria Santissima di Romania.

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Al ritorno abbiamo fatto tappa ad Amalfi, un po’ troppo caotica e turistica rispetto a come me la ricordavo (i miei ricordi risalgono a più di trent’anni fa), ma sempre caratteristica.

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imparare a disegnare…

Imparare a disegnare si può! E nonostante tutto, anche quest’anno abbiamo lavorato allegramente e con passione, prima in presenza, poi a distanza ed infine a piccoli gruppi prendendo tutte le precauzioni necessarie.

Ecco i video che mostrano alcuni lavori realizzati dagli allievi
dei miei corsi di disegno che tengo presso

MUSICLAB

a Busto Arsizio.
Buona visione!
adulti
CORSO ADULTI
ragazziCORSO RAGAZZI

ELISABETTA NERI-indirizzi mail:
elisabetta.neri.vxtp@gmail.com
elisabetta.neri.vxtp@alice.it

Personale di Giulia Frassinetti a Castellanza

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rugiada multicolore – pastello su cartoncino

Sono soddisfazioni… Giulia Frassinetti, allieva dei corsi di pittura che tengo presso MUSICLAB a Busto Arsizio, esporrà da domani, 5 luglio 2020 presso 14 Art Gallery Cafe in via Vittorio Veneto 19, a Castellanza (VA). La mostra sarà visitabile tutti i giorni negli orari di apertura del locale, per tutto il mese di luglio.

CLICCA QUI PER VISUALIZZARE L’EVENTO SU FACEBOOK

instagram
Laureata in fisica, ma dotata di una naturale predisposizione per il disegno e per la pittura, con un sogno (artistico) nel cassetto perseguito con grande passione e tenacia, presenterà acquerelli, pastelli e acrilici.

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Come spiega lei stessa, l’amore per la rappresentazione grafica le appartiene da sempre: “Già dalla mia prima infanzia trascorrevo buona parte dei pomeriggi estivi, durante le vacanze, a disegnare seduta al tavolo della cucina.”

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Einstein – matita su cartoncino

In questi due anni di corso ha voluto mettersi alla prova con diversi soggetti: dal ritratto, al paesaggio (con una predilezione per lo studio dell’acqua e delle onde), all’astratto, acquisendo progressivamente padronanza nelle tecniche e capacità di rendere realisticamente luci e volumi. Con grande umiltà si è sempre messa in discussione al fine di produrre risultati sempre migliori, sperimentando ogni tecnica pittorica e grafica.

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Inserisci una didascalia”mare di lacrime” e “sconforto”, pastelli su cartoncino

Durante il lockdown, periodo per lei  straordinariamente produttivo, Giulia Frassinetti ha incanalato paure e sogni di libertà nella sua attività creativa, dando vita ad immagini fortemente espressive.

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Inserisci una Cavalli in libertà – pastello su cartoncino

Attratta dalla levità dei paesaggi nebbiosi e innevati tipici della nostra zona, ha riprodotto queste atmosfere ovattate in alcune sue opere di piccolo formato.

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Boschetto innevato – acrilico su tavola

Concludo con l’acquerello intitolato ” ‘na tazzulella ‘e cafè”, realizzato in onore della location della mostra, locale in cui arte e gusto si combinano in perfetta armonia.

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” ‘na tazzulella ‘e cafè”, acquerello su cartoncino.

 

 

 

                     

disegnare gli occhi e il naso nel volto visto dal basso

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Avevo detto che avrei pubblicato questo approfondimento sul disegno degli occhi e del naso nel volto visto dal basso subito dopo l’articolo intitolato schizzare un volto visto di scorcio .

Scritto a metà aprile, per diversi motivi non ho potuto pubblicare allora il post che segue, perciò lo propongo adesso.

solo occhio firma
Non ho in casa molti mezzi per dipingere in questi giorni; però ho gli acquerelli e alcuni fogli adatti a questa tecnica, ma di formato molto piccolo (A5). Così questa volta, per colorare uno dei miei soggetti preferiti, ho utilizzato l’acquerello.
Ho anche filmato alcune fasi del lavoro realizzando questo breve video:
per libero
Come si può notare, in corrispondenza della pelle ho bagnato tutto il foglio prima di stendere il colore: questo accorgimento permette di ottenere colori tenui e campiture di colore dai contorni molto sfumati. Per i dettagli dell’occhio ho usato invece l’acquerello meno diluito, e quasi a secco per definire le ciglia, che dovevano risultare scure e nette.
firma 2Proverò ora a spiegare, partendo dal disegno rimasto in matita sulla destra, come cambia la forma di un occhio se visto dal basso; intanto, come si può notare osservando la foto in basso, gli angoli degli occhi sono idealmente posizionati su una linea curva, che all’incirca determina anche la curvatura della rima palpebrale (o rima cigliare) inferiore (come spiegato in modo più dettagliato nel post “schizzare un volto visto di scorcio
frma1Dovendo quindi disegnare l’apertura dell’occhio, avremo come limite inferiore tale linea (in blu nell’immagine in alto) e come limite superiore una curva molto accentuata, che seguirà la curvatura del bulbo oculare (i cui contorni sono tratteggiati in bianco nella foto in basso). (Vedi anche “occhi, naso e bocca nel viso visto di 3/4).
con linea
Se un occhio è visto dal basso non vedremo lo spessore della rima palpebrale inferiore, mentre si percepirà bene quello della rima palpebrale superiore (le due linee in rosa nella foto in alto).
linee colorate
La palpebra mobile (ovvero quella parte che va dalla rima cigliare superiore alla piega della palpebra (nell’immagine in alto in rosso), risulterà molto stretta perchè vista di scorcio, mentre lo spazio tra la piegatura della palpebra e il sopracciglio sarà più ampio perchè visto frontalmente. L’iride e la pupilla non saranno rotonde ma assumeranno una forma pressochè ovale (nel disegno in alto identificate con il colore verde – la parte tratteggiata è quella nascosta dalla palpebra mobile).
Le ciglia superiore si vedranno in tutta la loro lunghezza, mentre quelle inferiore risulteranno scorciate.

Per quanto riguarda il naso, si vedrà la base con le narici, mentre il dorso potrebbe vedersi di scorcio (ovvero accorciato) se il viso non è molto inclinato rispetto al nostro sguardo (immagine in alto a sinistra), oppure potrebbe non vedersi del tutto (immagine in alto, figura a destra).

I miei balconi… dalla finestra

CLICCA QUI O SUI GERANIquesta (2)

Eccolo qui il mio racconto, insieme di pensieri tra tanti altri testi scaturiti da questo periodo di pausa e di riflessione. sulla pagina DALLA FINESTRA…  grazie, è stato bello leggermi qui!

Sono parole che ho scritto all’incirca un mese fa, e quella pace è ormai un ricordo… sebbene abiti in una zona tranquilla, infatti, gli aerei da e per Malpensa hanno ricominciato ad attraversare il cielo del mio cortile, le auto, pur non frequentissime, si fanno sentire. Soprattutto, in tempi normali non avevo mai fatto caso ad un leggero rumore di sottofondo, fisso e continuo, generato da una fabbrica non lontana. Ma in quei giorni tutto mi sembrava più rilassante e non mi spiegavo perchè: successivamente alla ripresa di molte attività mi sono accorta dell’esistenza di quel ronzio, che anche ora, mentre sto scrivendo, mi fa da sottofondo.

Molto carina anche l’illustrazione realizzata da Federica Fabbian: è affascinante pensare che qualcuno, senza conoscerti, dal tuo racconto possa immaginarti e ritrarti… magia della parola scritta! Chi legge si crea mentalmente una propria immagine, diversa da quella di altri lettori… personalizzata, filtrata dalla propria esperienza!

Parentesi

parentesiconfirmaEcco che ci accingiamo a chiudere una parentesi.
O meglio, noi abbiamo deciso così; abbiamo deciso di farlo gradualmente, con i piedi di piombo, ma abbiamo comunque deciso che va chiusa.
L’ultima parola sull’argomento non spetta però all’uomo.
Abbiamo sicuramente (?) imparato che non tutto è addomesticabile e controllabile, che alcuni eventi sono talmente enormi da non poterli racchiudere tra due parentesi che possiamo aprire e chiudere a nostro piacimento.

Per alcuni è stata una parentesi tragica;
Per altri è stata una parentesi di fatica e paura;
Per altri ancora è stata una parentesi di preoccupazione per il futuro.
Per molti e anche per me, che ho avuto la fortuna di poter continuare a svolgere il mio lavoro almeno in parte, è stata una parentesi tranquilla.

Una parentesi tranquilla nella quale non mi sono sentita “prigioniera” tra le mura della mia casa, ed in cui mi sono goduta i figli, cenando con tranquillità con la mia famiglia, cosa che quest’anno non avveniva mai a causa dei miei orari.
Certo, alcuni aspetti del mio lavoro mi sono mancati, ma del resto ogni situazione ha il suo lato buono, magari diverso da un periodo all’altro.

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La mia parentesi è iniziata subito dopo una bella gita in Liguria il 23 febbraio: la giornata era grigia, ma valeva la pena di farsi una bella scorpacciata di bellezza e di infinito prima di iniziare un periodo dagli orizzonti limitati.

La prima settimana è scivolata via a ritmi tranquilli, sotto il segno della tisana, occasione per riprendere molte cose lasciate indietro, ma senza affanni, spazio per attività ma anche per riflessioni.
Personalmente le pareti di casa fino ad ora non mi sono state strette… ma penso che per molti single l’impossibilità di vedere amici sia stato un grosso sacrificio, molto più grande di quello di chi ha una famiglia in cui la vita trascorre serena.
Sì, ok, è stata per molti un’occasione per riflettere con calma, per vedere la propria vita da un’altra angolazione, dall’esterno, quasi da spettatori, quindi un’opportunità per conoscere meglio se stessi… ma la solitudine non si sopporta molto a lungo, e fortunatamente la tecnologia ha permesso di sconfiggerla almeno in parte.
Chi ha grande immaginazione e creatività ha indubbiamente avuto un vantaggio rispetto agli altri. Molti si sono consolati con la compagnia degli animali domestici.

E gli adolescenti? Anche loro hanno sicuramente dovuto sopportare un peso maggiore rispetto a quello sostenuto da chi appartiene alla mia generazione: hanno una vita davanti, tutta da costruire, ed ogni giorno è prezioso: ogni dì può essere foriero di nuovi incontri e nuove esperienze importanti per il proprio futuro… la gioventù è quella che stanno vivendo, e non ritornerà più.

Dieci giorni fa uscivo di sera sul balcone, scattavo questa foto e scrivevo queste parole, magari un po’ “deliranti”, parole che in futuro mi ricorderanno ciò che questo periodo mi ha regalato:

notte
Balcone Est – Balcone Ovest

Balcone Est.

È notte.
Profumo d’estate e di fiori di robinia.
Gli aerei non passano quasi più: nessun rumore meccanico o umano,
solo il frinire dei grilli.
In alto solo buio, profondo ed infinito.
Buio protettivo come una coperta,
ma così misterioso e profondo da provocare l’ebbrezza di un brivido.
Ringrazio di vivere qui,
nel mio snobbato quartiere periferico,
le cui vie portano il nome dei fiori.

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È mattino.
In quest’angolo di balcone prendo il sole,
circondata dalle poche eroiche piante
che hanno superato l’inverno,
prima trascurate, accudite ora come figlie.
Controllo i progressi del geranio dai fiori magenta,
e attendo con ansia lo sbocciare dei grossi gigli gialli.
Piacevole è la sensazione della pelle che scotta già a fine aprile:
la terra si è presa una pausa, una boccata d’aria pulita,
e l’aria è tersa e secca.

questa
con la pelle che scotta ancora entro, e sul tavolo davanti alla porta-finestra Flora, accucciata accanto al computer, mi guarda con i suoi occhi lucidi e trasparenti come biglie di vetro.
Accarezzo la gatta e poi guardo il mio pc…che gioia oggi vedere le facce delle mie alunne su quel monitor,
magica finestra sul mondo.

Balcone Ovest

È notte.
FFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFF…
Aliti di vento s’infiltrano e sibilano tra gli aghi dei pini.
I pini…nella fretta di giorni “normali” e convulsi non ho mai notato la loro voce, mentre ora sembrano parlarmi…
ora distinguo chiaramente questa voce dal chiacchiericcio sommesso delle latifoglie.
Voci e profumi mi parlano del lungo tempo estivo trascorso al mare durante l’infanzia e l’adolescenza:
se chiudo gli occhi, come per miracolo, il tempo corre a ritroso e sono ancora lì.
I pini…vedo i loro rami moltiplicarsi da infinite biforcazioni,
chiome come grandi ombrelli che sembrano abbracciarmi e avvolgermi, come per proteggermi.

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È pomeriggio.

Pur di posizionarmi qui, sotto le chiome dei miei amati pini,
recupero un tavolino traballante, l’unico che possa essere collocato sullo stretto balcone, e ci appoggio il computer.

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Lavorare sotto gli alberi con gli uccellini che cantano… cosa voglio di più dalla vita?
C’è un bel sole caldo, ma dalle fitte chiome ne filtra solo qualche piacevole raggio…
…Flora la pensa diversamente da me, e cerca di coprire ogni centimetro di una calda macchia di sole guardando il mondo da sotto in su, con la testa infilata tra le sbarre della ringhiera.
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Nel coro di cinguettii distinguo le voci di passeri, merli e tortore.

Gli occhi, un po’ disabituati a focalizzare orizzonti veri, di tanto in tanto si staccano dal monitor e cercano il verde delle chiome di alberi lontanissimi, ed “io nel pensier mi fingo”, quasi avvertendo l’erba nuova e morbida sotto i piedi.
All’improvviso una nuvola copre il sole sfumando i contorni delle ombre fino ad annullarle…
una cornacchia emette un suono gracchiante, poi le prime gocce e il profumo di terra bagnata.
Meglio rientrare.

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Non so se sia solo un’impressione, ma la natura quest’anno mi sembra più rigogliosa: i ciliegi del mio cortile ad inizio aprile erano un vero spettacolo brulicante di vita: nuvole candide ronzanti di api.

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Ok boomer, il disegno digitale non fa per te. (o forse sì?)

20200426_190341Il connubio arte-strumenti tecnologici mi ha sempre affascinata: e a volte, su Instagram, m’incanto a guardare chi disegna facendo scivolare con sicura naturalezza la penna sulla superficie della tavoletta grafica.
Non essendo una nativa digitale, ho imparato a disegnare utilizzando le tecniche tradizionali, e anche quando ho frequentato il liceo artistico l’era della computer grafica era ancora molto lontana. Vien da sè che disegnare su un foglio, una tela o una tavola mi venga molto più facile e naturale, e che realizzare immagini “virtuali” mi richieda più tempo e un maggiore sforzo rispetto agli artisti più giovani.
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Fare disegno al liceo significava stare ore in piedi davanti ad un cavalletto, sporcarsi di carboncino dalla testa ai piedi, riprodurre dal vero sculture sui grossi fogli di carta da spolvero ruvida e giallina, e realizzare disegni come quello dell’immagine in alto, da me eseguito in seconda liceo durante l’ora di figura. Ricordo inoltre che, una volta terminato, spruzzavamo sul foglio un fissativo liquido che veniva versato in un bicchierino e poi vaporizzato soffiando dentro una cannuccia.
Era un lavoro molto fisico, sensoriale, che comprendeva anche lo sforzo di trasformare una realtà in 3D in immagine bidimensionale. Inoltre il disegno nasceva direttamente dallo scorrere del friabile bastoncino nero sulla ruvida carta…
…con la mia tavoletta grafica, invece, il segno non si genera dove la punta della mia penna scorre, ma sul monitor del pc, e con questa modalità di lavoro devo ancora prendere confidenza. Certo, disegnando direttamente con il computer si può ottenere un’immagine vettoriale, (che può essere ingrandita quanto si vuole senza perdere definizione), e questo è un bel vantaggio.

scenografie
Tornando alle immagini digitali, ricordo che il primo programma di grafica che ho avuto (nei primi anni ’90) è stato Corel Draw, poi mi sono appassionata al fotoritocco e nei primi anni 2000 ho incominciato ad usare un software che assomigliava molto a Photoshop come comandi ma che non funzionava a livelli, per poi passare, dopo qualche anno, a Photoshop. Nel 2008 ho anche utilizzato Macromedia Flash, programma per l’animazione, con il quale ho realizzato le immagini in alto, scenografie per una proposta di cortometraggio realizzato in collaborazione con Ugo D’Orazio, lavoro che nel 2008 è stato selezionato per la presentazione all’interno della manifestazione Cartoons on the Bay.
Allora avevo disegnato tutto con il mouse, senza la tavoletta grafica, e nonostante ciò il risultato del mio lavoro mi soddisfaceva pienamente… che enorme quantità di tempo, però, per realizzare questi disegni!
Da allora mi sono ri-buttata nelle tecniche tradizionali e nella pittura, utilizzando Photoshop  solo per grafica e fotoritocco; con questo programma ho disegnato solo in sporadici casi, con un investimento, in termini di tempo, spropositato rispetto al risultato.

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A novembre mio marito mi ha regalato una tavoletta grafica, e quest’occhio azzurro è stata la mia prima prova di utilizzo. Il mio esperimento è piaciuto a molti, ma io  trovo quest’immagine assolutamente “finta” e per certi versi grossolana, anche se i riflessi sull’iride possono risultare accattivanti.

Accantonata per mesi, anche per mancanza di tempo, la tavoletta giaceva sulla mia scrivania inutilizzata finchè due giorni fa mio figlio ha voluto provare a disegnare con questo strumento.
Venerdì sera ho voluto anch’io riprovare, così ho dato vita allo “sgorbietto” dell’immagine in alto… che ha richiesto tre ore di tempo! Se l’avessi disegnato a mano e colorato con i pennarelli giusti, mi avrebbe richiesto meno di un terzo del tempo e avrei ottenuto un risultato migliore.
Per fare lo “sgorbietto”, che doveva rappresentare il look da “smart working”, curato solo dalla vita in su, ho inizialmente fatto uno schizzo veloce su un foglio, l’ho appoggiato sulla tavoletta e ricalcato ottenendo il primo disegno a sinistra. Successivamente ho iniziato a colorare, un po’ come mi veniva, provando vari tipi di pennelli, su un livello differente rispetto a quello del disegno.
Insoddisfatta comunque del risultato ero davvero scoraggiata, ma mio figlio mi ha rimproverata dicendomi che tendo ad arrendermi di fronte alle difficoltà naturalmente insite in ogni novità.
chiaro con neroCosì ieri sera sono tornata alla carica e finalmente ho fatto qualcosa che mi piace: un disegno vicino al mio stile, realistico ma ancora abbozzato in alcuni punti (la pelle… e ci credo, erano le tre di notte quando l’ho terminato, perciò la pelle non è rifinita); ma soprattutto quello che mi’interessa di più in un disegno o in un dipinto è riuscire a rappresentare la luce, l’intensa luce di una bella giornata di sole, anche soltanto nell’immagine di un occhio. (la luce è una mia fissa, per questo adoro Monet).
Non per niente quest’immagine è ispirata ad una foto scattata da mio figlio durante una luminosa giornata invernale.

Ho lavorato su livelli diversi, uno per la pelle, uno per l’iride, uno per la sclera, ecc…
Comunque, tempo impiegato: 6 ore. Guai a chi mi dice “Eh, vabbè, tanto l’hai fatto con Photoshop…”

 

Autocertificazione illustrata

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e niente, non ho resistito… ho fatto anch’io la mia …. clicca sul link in giallo o sull’immagine per vederla.
Pubblicata anche sulla pagina Instagram: autocertificazioni_illustrate!

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