Riproduzione di un’immagine stampata

griglia

Per riprodurre un’immagine in maniera precisa, mantenendo o ingrandendo le dimensioni del modello, si può utilzzare una quadrettatura; questa si può tracciare direttamente sulla foto da copiare, oppure, nel caso non si voglia rovinare l’immagine da riprodurre, si può disegnare con un pennarello a punta fine su un foglio di lucido, su un acetato o su qualsiasi superficie trasparente da sovrapporre alla foto (si possono usare anche le buste trasparenti che normalmente si utilizzano per inserire i fogli nei raccoglitori o le scatole delle camicie). Non tutti i pennarelli scrivono sull’acetato o su altre superfici lisce, perciò è bene utilizzare un pennarello come quello della foto in basso (in questo caso della Stabilo, ma ne esistono anche di altre marche).

pennarello

Una volta tracciata la quadrettatura si contrassegnano le file di quadratini con un numero, e le colonne con una lettera, o viceversa. Tale operazione servirà per rintracciare più facilmente ogni quadratino quando il soggetto verrà riprodotto sul foglio, come per giocare a battaglia navale, o come su un foglio Excel.
La misura dei quadratini è libera, ma bisogna tenere presente che più i quadratini sono piccoli e più preciso risulterà il disegno; di contro, utilizzare quadratini troppo piccoli richiederà molto più tempo rispetto all’uso di una quadrettatura meno fitta.
Se si vuole ingrandire l’immagine, la quadrettatura va riprodotta sul foglio ingrandita, perciò il lato del quadratino va moltiplicato per 1,5, o per 2, o per 2,5, o per 3 ecc… a seconda della grandezza dell’immagine che si vuole ottenere. Dopo aver riprodotto la quadrettatura sul foglio, riportando numeri e lettere come nel modello, si procede all’osservazione di ciò che è visibile in ogni quadratino: linee di contorno e linee che delimitano zone di luce e di ombra.

centratura del disegno sul foglio

L’immagine che si intende riprodurre sarà maggiormente valorizzata se ben centrata all’interno del foglio. Per centrare l’immagine nel foglio da disegno si possono seguire questi passaggi:

  • definire l’altezza e la larghezza della griglia da riprodurre; le misure dei suoi lati potranno essere riprodotte con le stesse misure dell’immagine di partenza, oppure ingrandite in proporzione

 

  • calcolare quanto spazio si deve lasciare sopra e sotto, tra il bordo del foglio e quello della griglia; riferendoci alle immagini in basso si dovrà effettuare questo calcolo:
    altezza del foglio – altezza della griglia da riprodurre : 2 =  A

 

  • calcolare quanto spazio si deve lasciare a destra e a sinistra, tra il bordo del foglio e quello della griglia; riferendoci all’immagine in basso si dovrà effettuare questo calcolo:
    base del foglio – base della griglia da riprodurre : 2 =  B

base e altezza

centratura2

clicca qui 

per visualizzare alcuni dei disegni che le mie allieve del corso di disegno presso Music Lab a Busto Arsizio stanno realizzando servendosi di questo strumento per la riproduzione di immagini da foto.

outfit di ieri e di oggi

versace e dior
a sinistra: Versace; a destra: Dior

Ho trascorso una piacevole mattinata a Milano, “aggiornandomi” sulla moda di ieri e di oggi. Il mio obiettivo era visitare la mostra “Outfit ‘900” allestita presso Palazzo Morando, meta che ho raggiunto percorrendo tutta la via Montenapoleone. Qui le vetrine sono vere e proprie installazioni artistiche, e alcune, molto colorate, sembravano voler ravvivare la giornata grigia e piovosa.

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a sinistra e a destra: Prada; in alto: Louis Vuitton
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Abito da ballo – 1956-57 – Curiel

All’ingresso della mostra, un delizioso abito bianco degli anni ’50 fluttua sospeso come in un sogno: e questo sogno riporta la mia mente all’infanzia, quando, giocando a “Barbie la reginetta del ballo“, si doveva scegliere un vestito da sera: quello chiamato “fiamma bianca” era molto simile a questo; ma tutti, comunque, erano spiccatamente ispirati alla moda degli anni ’50.
L’abito che accoglie i visitatori della mostra è decorato con paillettes ed inserti che ricordano la madreperla.
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MACCHIETTE
All’interno di Palazzo Morando c’è anche una splendida raccolta di opere d’arte; interessanti sono le vedute che ritraggono una Milano con un aspetto molto diverso da quello odierno. Alcune “macchiette” realizzate con maestria e freschezza di tratto, esposte in una delle sale del palazzo, mostrano capi d’abbiglliamento in voga nel secolo precedentte a quello trattato nella mostra: le donne indossano gonne ampie sostenute da crinoline, spesso arrticchite da volant (immagini in alto)

 

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Completo da gran pranzo – 1900 – Sartoria Ventura (Milano)

Alla fine dell’Ottocento la silohuette femminile si trasforma: la vita viene “strizzata” da un bustino che mette in risalto il seno, e l’ampiezza della gonna non si sviluppa più uniformemente ma solo sul dietro, sostenuta dalla tournure; il corpo femminile assume quindi una forma a clessidra, o ad “S“, se visto di profilo; Nel famoso dipinto di Seurat “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte” la donna con l’ombrellino situata sulla destra esemplifica il concetto.
Con l’inizio del secolo scorso la silohuette femminile invece si “ammorbidisce” un po’, e la tournure si trasforma in un più comodo “cuscinetto” da legare intorno alla vita, chiamato “cul de Paris“. Tipico di questo periodo è l’abito della foto in alto.

anni venti

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A sinistra in alto: Abito da sera – 1922-24ca. – Sartoria italiana; nell’immagine grande, particolare dello strascico. In alto a destra: Abito per ricevimento a corte, con scarpe abbinate – 1922-24 – Worth/André Perugia (Parigi)

Dopo la Prima Guerra Mondiale, ormai lontani dal periodo della Belle Epoque, tramonta l’ideale della donna legata ad un’eleganza artificiosa: liberandosi dalla costrizione del bustino, le signore indossano abiti che consentono di muoversi con maggiore libertà, talvolta molto scollati e corti e sfoggiano tagli di capelli molto pratici come il caschetto dell’attrice Louise Brooks.
Tipico del periodo è il copricapo detto cloche. La silohuette femminile più apprezzata in questo momento è quella senza curve, da ragazzina, e gli abiti hanno un profilo dritto che non segna in alcun modo la vita. Non si rinuncia però alla ricercatezza dei tessuti: come si può notare nelle immagini in alto, perline, paillettes e tessuti laminati sono molto apprezzati; si scelgono tessuti morbidi e leggeri neri, nei colori argento, panna e bianchi.

anni venti e oggi
Vetrine di Rocco Barocco; ritratto di Virginia Lucchini, 1925, eseguito da Antonio Ambrogio Alciati

Ritrovo lo stile degli anni ’20 anche nella pinacoteca, in particolare nel ritratto di Virginia Lucchini, (immagine in alto a destra) e per le vie della città osservando le vetrine di Rocco Barocco (immagine in alto a sinistra).

anni 30
A sinistra: abito da sera – 1932-35 – Sartoria italiana; a destra: completo da sera – 1930-35
Worth (Parigi)

Negli anni ’30 torna ad essere apprezzata la silohuette  con curve e vita stretta: ma l’intimo non è più costrittivo e innaturale come alla fine dell’Ottocento, e gli abiti accarezzano morbidamente le curve femminili. Le spalle sono spesso evidenziate mediante imbottiture o maniche a palloncino. E’ un periodo di crisi, perciò gli abiti da giorno si fanno sobri; quelli da sera, invece, sono estremamente eleganti e sensuali, spesso lunghio fino ai piedi e con profonde scollature sulla schiena. Si preferiscono tessuti morbidi, spesso di velluto, a volte di colore bordeaux, come quello dell’immagine in alto. sempre in voga anche i tessuti laminati.
Anche le acconciature si fanno più femminili: si allungano almeno fino al mento e si arricchiscono di onde e di boccoli; apprezzati sono i cappellini dalle fogge più svariate.

anni 40
Palmina Seghesio Bolaffi durante un tè-concerto nel 1940-1941 a Torino.Abito da pomeriggio,  Sartoria
Borletti (Torino)

Gli anni ’40 si aprono con la Seconda Guerra Mondiale, perciò l’abbigliamento pratico e poco dispendioso che si stava affermando alla fine del decennio precedente continua ad essere scelto dalle donne che, in questo periodo di difficoltà e ristrettezze, devono essere autonome e arrangiarsi come possono. Le gonne si accorciano, si riusano e si ammodernano vecchi capi d’abbigliamento; diffusi sono i tailleur con molte tasche, abbinate talvolta a comodi pantaloni. Le chiome tendono ad allungarsi ancora e spesso vengono raccolte; la fantasia femminile pare avere libero sfogo nella molteplicità di forme dei copricapi. Per la sera e per le occasioni importanti permane lo stile di fine anni ’30; Rita Haywort è icona di bellezza e di stile.

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A sinistra: Donna Wanda Mozzi Orsini
ad una festa da ballo nel 1948; a destra, lo stesso abito riadattato per la figlia nel 1971

Terminato l’ultimo conflitto mondiale, dalla fine degli anni ’40 e per tutto il decennio successivo, un clima di ottimismo e di fiducia nel futuro coinvolge un po’ tutti. Anche la moda riflette questo stato d’animo: abiti eleganti e raffinati, con abbondante impiego di tessuti anche costosi, vengono proposti alle donne del periodo; i colori maggiormente in voga sono il bianco e il nero, ma anche le tinte pastello. L’immagine in alto mostra un abito celeste arricchito da una grande quantità di volant. Icone di stile da prendere a modello sono le dive del cinema.

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Abito da sera con scarpe abbinate
1950-55 ca. – Pirovano (Milano)

Gli abiti da sera, dalle svariate linee, comunicano sempre eleganza e femminilità. Coordinati con l’abito sono spesso i lunghi guanti, le scarpe e le pochette, come nel caso dell’immagine in alto. Il raso e i tessuti lucidi vengono spesso impiegati, talvolta per creare grossi fiocchi ornamenali.

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A sinistra: completo da sposa – 1950-55 – Sartoria Adelaide Scorta (Milano); a destra:  Abito da sposa –1952 sartoria italiana

Anche gli abiti da sposa sono femminilissimi e principeschi. (immagini in alto).

 

Da destra a sinistra: Abito da sera – 1963 – Emilio Pucci (Firenze); Abito da sera – 1976 – Yves Saint Laurent; Abito da sposa – 1971
Sartoria Adriana (Milano)

Con l’inizio degli anni ’60 si sente la necessità di scardinare la tradizione: anche gli abiti da sposa qundi si discostano dai modelli classici (foto in alto a sinistra). Le minigonne (Lanciate da Mary Quant in inghilterra) e il taglio di capelli “alla maschietta” come quello della modella Twiggy (magrissima e con gli occhioni da cerbiatta) propongono un modello di donna-ragazzina dall’aria scanzonata. Fantasie dei tessuti tradizionalmente utilizzate per gli abiti da giorno vengono impiegate anche per gli abiti da sera, come nel modello in alto a sinistra di Emilio Pucci, che nel vedo-non vedo del tessuto trasparente, nella fantasia e nei colori anticipa decisamente le tendenze del decennio successivo.  Gli anni ’70 vedono il diffondersi di uno stile all’insegna della ribellione: ombelico scoperto  e hot pants ne sono un esempio; pensando agli anni ’70 non possiamo fare a meno di pensare ai pantaloni “a zampa di elefante”. Icone Italiane di questo periodo sono Raffaella Carrà , Patty Pravo, Mina. L’immagine in alto al centro mostra un abito da sera nel quale la differenza con gli abiti da giorno è quasi completamente eliminata.

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Bluson – 1988 – Krizia

Gli anni ’80 vedono la sperimentazione che ama anche gli eccessi; tornano le minigonne aderenti e la silohuette è triangolare: è infatti il trionfo di giacche e abiti con spalline imbottite.

Le immagini di questo post sono foto che ho scattato durante la visita all’interessantissima mostra “outfit ‘900”, che purtroppo termina oggi. Ho cercato di ripercorrere le tappe fondamentali dell’evoluzione della moda femminile, ma per approfondire l’argomento, consiglio di consultare il catalogo online: Catalogo della mostra “outfit 900”.

Per avere invece un’idea sull’evoluzione dell’acconciatura, ecco il mio video che ne riassume brevemente le tappe dall’antichità fino agli anni ’70: Breve storia dell’acconciatura

Lanterne di Halloween

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31 ottobre 2018: presso la scuola di musica Music Lab di Busto Arsizio, nell’ambito del corso di disegno per ragazzi che tengo il mercoledì pomeriggio, abbiamo svolto una lezione un po’ diversa dalle altre; con materiali facilmente reperibili, o addirittura di recupero, abbiamo realizzato una serie di oggetti in stile “Halloween”.

Ecco il tutorial che ho creato sul mio canale Armonieonline , che mostra come realizzare le lanterne:

halloween

 

Le ombre: dalla sfera al volto

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Il chiaroscuro, ovvero il passaggio da tonalità chiare a tonalità scure, conferisce volume a qualsiasi disegno, e viene utilizzato per rappresentare le ombre proprie e le ombre portate che nella realtà si creano su qualsiasi soggetto da rappresentare. Il chiaroscuro è importante perchè, anche in un disegno a monocromo (cioè di un solo colore), conferisce volume, ovvero fa apparire in rilievo un’immagine che in realtà è bidimensionale.

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Per capire come funzionano le ombre su forme complesse bisogna prima osservarle su oggetti semplici e provare a riprodurle. Per parlare delle ombre che si formano su un volto partirò quindi dal chiaroscuro della sfera. Sulle superfici curve e opache le ombre si sfumano senza stacchi netti, in modo molto graduale. Dato che la sfera non ha spigoli, le ombre saranno tutte sfumate.

sfera2Ci sono due tipi di ombre: quella propria e quella portata; l’ombra propria è quella che si forma sull’oggetto, ed è più chiara e sfumata di quella portata, che viene proiettata sul piano d’appoggio o su altri piani.
L’ombra propria della sfera ricorda quella (più netta e definita) della luna: metà cerchio se l’illuminazione è perfettamente laterale, a spicchio se immaginiamo la fonte luminosa laterale un po’ dietro le spalle di chi osserva il disegno (come nel caso dell’immagine sopra). L’ombra propria, naturalmente, si trova all’opposto rispetto alla direzione della luce, anche se non si fa iniziare esattamente dal contorno della sfera perchè le superfici che la circondano creano sempre un leggero riflesso chiaro.
L’ombra portata è più scura vicino all’oggetto e più chiara nella parte più distante.

Ecco la sfera illuminata da diverse direzioni:

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Proviamo ora a disegnare un volto:

  1. Tracciamo una linea verticale che ci aiuterà a rispettare la simmetria (blu nel disegno a sinistra)
  2. Tracciamo un cerchio diviso esattamente a metà dalla linea precedentemente tracciata
  3. Tracciamo una forma a “uovo rovesciato”.PROPORZIONI
  4. per avere un’idea della posizione di occhi, naso e bocca, stabiliamo dove vogliamo collocare l’attaccatura dei capelli, e tracciamo un rettangolo di un’altezza pari alla distanza tra l’attaccatura e il mento, rettangolo che divideremo in 6 quadrati (nell’immagine è la griglia rossa).
  5. All’altezza della prima linea orizzontale (rossa) all’interno del quadrato potremo disegnare le sopracciglia, e all’incirca a 1/3 del quadrato centrale la linea orizzontale che ci aiuterà a tracciare gli occhi (nel disegno, la prima linea verde)
  6. All’altezza della seconda linea orizzontale rossa terminerà il naso.
  7. All’incirca a 1/3 dell’ultimo quadrato (inverde) potremo collocare l’apertura della bocca.
  8. La distanza tra gli occhi sarà pari alla larghezza di un occhio
  9. Tracciando un triangolo equilatero con il vertice rivolto i basso partendo dalla punta del naso, potremo individuare la posizione delle pupille
  10. Tracciando un triangolo equilatero con il vertice rivolto i basso partendo dagli angoli esterni degli occhi potremo stabilire dove far terminare il labbro inferiore.

Naturalmente queste norme sono solo un riferimento per ottenere un viso abbastanza proporzionato, ma va considerato che ogni volto è diverso dsall’altro, e quindi i rapporti tra le varie parti nella realtà possono cambiare; inoltre, con l’esercizio, non sarà più necessario tracciare questa costruzione ogni volta, perchè con il tempo l’occhio si abituerà a riprodurre le giuste proporzioni.

Ma veniamo ora alle ombre. Per ora consideriamo il caso più semplice e più comune: un’illuminazione frontale dall’alto.

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Sull’ovale del volto il chiaroscuro sarà uguale a quello della sfera sottoposta allo stesso tipo di illuminazione; nel caso del solido di forma regolare il cerchio maggiormente illuminato sarà al centro in alto, e la mezzaluna scura in basso. Per quanto riguarda il viso, però, dovremo considerare le “asperità” che ne caratterizzano la superficie: gli incavi delle orbite, la sporgenza del naso e quella meno accentuata di zigomi e mento, e la forma delle labbra.

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In pratica, tutte le superfici inclinate verso la direzione della luce risulteranno chiare, quelle invece incavate o orientate in senso opposto saranno scure: per questo motivo il labbro superiore sarà sempre più scuro di quello inferiore, e sotto la punta del naso ci sarà una zona d’ombra. Il naso proietterà anche un’ombra portata appena sopra il labbro superiore.

Se la luce dall’alto, anzichè essere frontale, proviene da una sorgente posta lateralmente rispetto al volto, la metà del viso posta dalla parte opposta della fonte luminosa sarà più scura; inoltre il naso proietterà un’ombra  portata sulla metà del volto più in ombra.

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In quest’immagine si può notare come cambino le ombre variando leggermente la provenienza della luce (indicata dalla freccia) su un volto femminile e su un volto maschile.

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Aggiungiamo ora la capigliatura al volto.

Se la capigliatura è liscia il contorno dei capelli seguirà il contorno della testa senza discostarsi molto da esso; se la luce sarà frontale e proveniente dall’alto si creerà una sorta di fascia chiara curva in alto e davanti, come nella figura a sinistra: i capelli lisci infatti sono lucidi e riflettono la luce in modo regolare. I capelli mossi sono più voluminosi e quindi il loro contorno si distaccherà di più dal contorno della testa; il tratto per delineare il contorno e le singole ciocche sarà piu irregolare con andamento ondulato. Anche in questo caso la parte più illuminata sarà quella superiore, ma il distacco tra zona illuminata (sulla sommità) e zona in ombra (in basso) sarà meno definito. Saranno invece più nette e scure le ombre tra una ciocca e l’altra.

Altre mie lezioni di disegno ai link:

Il disegno dell’occhio e la tecnica del pastello

L’ABC del trompe l’oeil: – LA PROSPETTIVA: LA LINEA D’ORIZZONTE E IL PUNTO DI FUGA

L’ABC del trompe l’oeil: – LA PROSPETTIVA: LE PROFONDITA’ 

L’ABC del trompe l’oeil: – LA PROSPETTIVA: PIANI INCLINATI E SCALE

L’ABC del trompe l’oeil: – LA PROSPETTIVA: ARCHI E CERCHI

pensieri d’autunno

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“Dove sei stata in vacanza?”
“In Albania”.
“E perchè?”
“Perchè c’è un mare bellissimo”
“ma sei di origne albanese?”
“No”.
“Ma non hai avuto paura?”
“No, perchè?”
Dialogo-tipo. Quando sono tornata dalle vacanze nella seconda metà d’Agosto diverse persone mi hanno rivolto queste domande. Io invece sono stata benissimo, e mi sono proprio rilassata.
Quando nuotavo nell’acqua limpida, che aveva l’aspetto di una gelatina trasparente azzurrissima, ripetevo a me stessa che volevo memorizzare le sensazioni che provavo e conservarle come scorta per l’inverno. Scorta a cui attingere nelle giornate brevi buie e fredde.

 

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Quando guardavo il mare dall’alto avevo voglia di incamerare quella sensazione d’infinito per poterla gustare di nuovo in giorni dagli orizzonti limitati, trascorsi al chiuso.

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Sono proprio questi i paesaggi che mi hanno sempre suggerito la sensazione del volo. Quando ero bambina, quello di volare era un mio sogno ricorrente, e spesso guardavo affascinata a naso in su i deltaplani che planavano galleggiando sull’aria trasparente… un po’ come dei gabbiani che, durante i giorni di forte vento, sembrano divertirsi a farsi trascinare da invisibili correnti nell’aria salmastra.

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“Gabbiano in volo”, Elisabetta Neri

Sensazione che ho cercato di esprimere e di comunicare quando ho realizzato questo dipinto, e quando ho cercato di descrivere me stessa nel post mite spirito libero.

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Tornando alla meta delle mie vacanze, ho soggiornato ad Himarë, cittadina incastonata tra un mare splendido e montagne verdissime; il verde delle montagne accostato al turchese mi ha ricordato il paesaggio di Maratea; e come a Maratea anche qui, zone curatissime si alternano angoli un po’ trascurati, ai quali fa sempre comunque da sfondo un paesaggio mozzafiato: una contrapposizione tra “splendore e povertà” tipica di molte zone del sud Italia, che mi aveva già incuriosita nel 2010 durante una vacanza sulla costa degli Dei, nella zona di Tropea.
Il colore chiaro del mare albanese ha invece richiamato alla mia mente quello del Salento, anche se nella zona di Himarë le spiagge non sono sabbiose come in Puglia ma perlopiù costituite da ciottoli bianchi.
Di sera è piacevole passeggiare sul vivace lungomare di Himarë, sul quale si affacciano ristoranti e altri locali molto curati; più caotica è invece la zona che si trova alle spalle del lungomare.

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dal mio quaderno dei ricordi della vacanza: un mio disegno che ritrae un venditore di pannocchie e una signora che vende liquori e marmellate artigianali

Lungo la costa qualcuno vende pannocchie abbrustolite.

 

 

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Molti particolari rendono questa zona dell’Albania simile alla Grecia: casette bianche, porte azzurre, clima rilassato; gente accogliente e semplice, una cucina gustosa con ottimi piatti di pesce, come le linguine me fruta deti (ovvero le linguine ai frutti di mare), formaggi come la tipica ricotta (dal sapore più spiccato rispetto a quella italiana) o la feta, piatti a base di verdure ripiene e la salsa tzatziki; a colazione petulla (ovvero le tipiche frittelle albanesi), marmellata e yogurt. La cucina del sud dell’Albania ha alcune caratteristiche in comune con quella greca, e in alcuni ristoranti ne servono il tipico liquore all’anice: l’ouzo.

 

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Quello che più mi è mancato tornando a casa è stata la possibilità di mangiare all’aperto, ed in particolare sempre in posti luminosissimi dai quali si poteva godere di una magnifica vista sul mare, sostenendo una spesa decisamente abbordabile.

 

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In zona ci sono spiagge libere e stabilimenti balneari con i tipici ombrelloni fatti di canne, o con strutture “a baldacchino”: posti puliti, ben organizzati e rilassanti, anche se in una delle spiagge visitate (le cui foto non compaiono in questo post) mi ha disturbata un “sottofondo musicale” un po’ troppo “invadente”.

 

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Qua e là, parzialmente celate dalla vegetazione, spuntano come funghi le calotte curve dei bunker, testimonianza di un periodo di isolamento protrattosi fino a tempi piuttosto recenti.

 

Le spiagge dell’Albania non sono affollatissime, e  la limpidezza del suo mare è ancora sconosciuta a molti; il turismo si sta sviluppando ora e il rischio che, a mio avviso, si potrebbe correre, è che nei centri abitati albanesi l’edificazione rapida e non sempre ordinata possa “soffocare” una natura dalla bellezza incomparabile, come è già avvenuto in alcune città della costa.

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altre foto della vacanza a questi link:

Colazione vista mare, presso Hotel Vila Blu 
Taverna Ostria a Livadhi
Gjipe: arancio, verde e turchese
da Himarë a Saranda
in viaggio da Himarë a Durazzo
Fortezza e spiaggia di Porto Palermo
Himarë: il castello (Kastro)
Himarë

Moda, musica e danze negli affreschi del Seprio

Quando si pensa al linguaggio artistico tipicamente rinascimentale affermatosi nel Quattrocento viene subito in mente la Toscana, culla di un’estetica che si discostava nettamente dai canoni e dalle iconografie che si erano diffuse e stabilizzate durante il Medioevo.  Nell’immaginario collettivo l’Italia settentrionale del XV secolo appare invece ancora legata ad un gusto tardo gotico.
In realtà numerosi sono gli esempi di pittura che mostrano immagini già legate al nuovo stile che si stava affermando nell’Italia centrale, e le figure che compaiono in numerosi affreschi appaiono anche abbigliate secondo la moda rinascimentale.

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Ingresso alla cripta di Santa Maria sl Monte, sacro Monte di Varese

In questo affresco del XV secolo, collocato all’ingresso della cripta di Santa Maria al Monte a Varese, la Madonna con il bambino siede su un trono di gusto tardo gotico, con guglie, cuspidi e trafori, e la figura si attiene ancora a schemi consolidati nell’iconografia trecentesca; gli altri personaggi invece (un donatore, affiancato da San Leonardo e Santa Caterina d’Alessandria, che ringrazia la Vergine con il Bambino per la liberazione dalla prigionia) si distinguono per uno stile di rappresentazione più rinascimentale e sfoggiano un look “alla moda”. (Vedi anche: La cripta di Santa Maria al Monte, Sacro Monte di Varese)

 

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Santa Caterina è infatti elegantissima, con la sua sopravveste nera a vita alta, con maniche bordate di pelliccia; il donatore invece indossa la giornea, indumento tipicamente quattrocentesco aperto ai lati, corto per gli uomini e lungo per le donne, e “calzebrache” bicolori terminanti a punta sul piede (slideshow in alto)

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Quando si osserva l’intradosso degli archi del ciborio quattrocentesco situato all’interno della chiesetta di Santo Stefano a Bizzozero (Varese), sembra di assistere ad una sfilata di moda su acconciature, monili e copricapi: si tratta di figure che rappresentano profeti e sibille, affrescate da Galdino da Varese alla fine del Quattrocento. Nell’immagine in alto una donna vista di profilo (come le dame ritratte dal Pollaiolo) sfoggia un’ acconciatura con capelli raccolti in una treccia e fronte ben scoperta, abbellita da una cuffietta di pizzo. La pettinaura femminile più spesso visibile negli affreschi quattrocenteschi è quasi sempre costituita da un raccolto semplice e raffinato che può essere arricchito con fasce, velette, pizzi o perle; erano apprezzate le capigliature chiare e le fronti alte e spaziose, talvolta rese tali artificialmente da ardite depilazioni. (Vedi anche: il Quattrocento e oggi: due ideali di bellezza femminile a confronto)
osservando le immagini in basso si possono notare alcuni copricapi probabilmente in uso nel periodo accostati ad altri alquanto bizzarri, che richiamano alla mia mente le “esagerazioni” tipiche di una sfilata di alta moda.

 

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Vedi anche S. Stefano a Bizzozero, sul mio blog BeautyandthePast e altre mie foto sul mio album Santo Stefano, Bizzozero (VA)

I preziosi affreschi di Masolino da Panicale  del 1435, che abbelliscono l’interno del Battistero della Collegiata di Castiglione Olona, ci permettono di volare con la mente all’interno di una città quattrocentesca. Qui un’Erodiade abbigliata in modo raffinato indossa una preziosa pellanda e un balzo che le lascia scoperta l’alta fronte bombata, mentre gli uomini sfoggiano  pellande, calzebrache e particolari copricapi (slideshow in basso)

 

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Clicca QUI per vedere altre immagini del Battistero di Castiglione Olona (VA)

 

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Nello slideshow in alto è possibile osservare una carrellata foto che ho scattato presso la Torre Colombera di Legnano: si tratta di affreschi realizzati tra gli anni ’40 e ’80 del Quattrocento,  staccati dalle pareti della ormai demolita Casa Vismara. Anche in questo caso acconciature e copricapi in uso nel periodo di realizzazione dei dipinti denotano un gusto già pienamente rinascimentale; il nuovo linguaggio si esprime anche nella modalità di rappresentazione delle figure.
Tra gli affreschi di Casa Vismara, quelli che mi hanno incuriosito di più si trovavano sulle pareti del salone da ballo: osservandoli sembra infatti di assistere ad una festa dell’epoca, con musici e danzatori.
Nelle immagini in basso ho cercato di evidenziare, tramite una mia rielaborazione fotografica, le figure di questi personaggi, altrimenti poco leggibili.

musici scoloriti con firma
musici con firma

Ed ecco mani sapienti che suonano strumenti antichi, come il triangolo e la ghironda.

ballerini scoloriti con firma
ballerini con firma

E due ballerini che si muovono a tempo di musica con gesti aggraziati.

Una straordinaria scena di caccia dallo sfondo rosso nella Torre Colombera di Legnano

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Tempo fa ho avuto l’occasione di entrare nella Torre Colombera di Legnano e sono rimasta affascinata da alcuni affreschi staccati che si trovano al suo interno, soprattutto da quelli che sono conservati al piano terreno, che fino agli anni ’20-’30 del secolo scorso abbellivano gli ambienti di alcune dimore signorili quattrocentesche di Legnano: il Maniero Lampugnani, Casa Corio e Casa Vismara.
Entrando, e volgendo lo sguardo a destra, mi ha colpito subito il dipinto dallo sfondo rosso: si tratta di una scena di caccia, un tempo riprodotta sulle pareti di Casa Vismara, popolata da animali descritti con straordinaria attenzione ad ogni dettaglio, che sembrano usciti da un antico bestiario medievale

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… e, in mezzo alle creature realmente esistenti, spunta anche un unicorno.

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Anche osservando la flora sembra quasi di poter individuare ogni singola specie di pianta: infatti la forma di ogni foglia e di ogni fiore è individuata con straordinaria cura. Lo stile di rappresentazione è quello degli erbari, che nel Medioevo e nel Rinascimento tentavano una classificazione di ogni specie vegetale, le cui illustrazioni avevano uno scopo più didattico che decorativo.

clicca QUI per vedere altre foto della scena di caccia di Casa Vismara (Legnano)

Nello stile e nei colori ho notato una somiglianza con alcuni affreschi di castiglione Olona (VA): quelli del Palazzo Castiglioni di Monteruzzo e quelli del Palazzo Branda Castiglioni. Il borgo di Castiglione Olona è stato definito “un’isola di Toscana in Lombardia” per la ricchezza del suo patrimonio artistico quattrocentesco; ma come Castglione anche Legnano, nel XV e nel XVI secolo conobbe un notevole sviluppo economico, e gli affreschi staccati conservati nella Torre Colombera sono testimonianza della diffusione, anche in questa città, di un gusto rinascimentale raffinato e maturo.

Al secondo piano del quattrocentesco Palazzo dei Castiglioni di Monteruzzo, attuale sede del MAP, Museo di Arti plastiche, le pareti sono decorate da scene di caccia che ricordano quella Legnanese appena descritta.

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clicca QUI per vedere altre foto del Palazzo dei Castiglioni di Monteruzzo (Castiglione Olona)

All’interno del Palazzo Branda Castiglioni di Castiglione Olona è invece la Camera del Cardinale a ricordarmi l’affresco della Torre Colombera.

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un ambiente dall’apparato decorativo elegante e raffinato, che ha costituito la fonte d’ispirazione per il mio dipinto “Sinfonia di rossi”.

sinfonia di rossi

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NEL PROSSIMO POST: MUSICA E DANZE NEGLI AFFRESCHI DI CASA VISMARA

 

 

Torri colombere del Seprio

DSCF6346Le torri colombere, o colombare o colombaie o piccionaie, sono diffuse un po’ in tutta Italia, e il loro aspetto varia da zona a zona; quelle che sorgono nella zona in cui abito sono a pianta quadrangolare, ma ve ne sono anche a pianta circolare nel Salento o addirittura esistono strutture rupestri nell’Italia Centrale (Orte, Lazio, provincia di Viterbo), dove il “morbido” tufo ha permesso di realizzare ambienti scavati nella roccia fin dai tempi degli Etruschi.
I colombi erano allevati in tutto il territorio rurale della nostra penisola per la prelibatezza e per il valore nutritivo della loro carne, oltre che per la produzione di guano utilizzato come concime; inoltre questi animali venivano utilizzati anche per inviare messaggi in luoghi lontanissimi, e in un’epoca come la nostra che ci ha abituati ad una comunicazione istantanea e totalmente affidata a macchine, tale consuetudine appare lontana anni luce dalla nostra mentalità ed insieme affascinante.
Le colombaie più antiche, come quelle del Salento, hanno pianta circolare; alcune di esse sono organismi imponenti e complessi: le innumerevoli nicchie ricavate nello spessore della muratura, all’inteno della struttura, fungevano da piccole celle per la nidificazione dei volatili; le mura esterne della torre erano perfettamente lisce ed imbiancate per attirare a se i colombi della zona.
Le torri colombere lombarde sono meno monumentali, hanno generalmente pianta quadrangolare e  presentano piccoli fori regolari, circolari e triangolari; dalla parete sporge una cornice in cotto aggettante, che costituiva un piano d’appoggio per i volatili; la copertura è costituita da quattro falde spioventi. Nella maggior parte dei casi aveva funzione d’avvistamento o era era un edificio residenziale, e solo l’ultimo piano veniva strutturato in modo da ospitare l’allevamento dei colombi.

Bernate Ticino: due torri affacciate sul Naviglio Grande (a destra, Torre della Cascina Rubone; clicca QUI  per visualizzare altre foto)

Dunque le torri colombere, più o meno imponenti, spesso non avevano esclusivamente questa funzione: illustre esempio della zona del Seprio è quella del Monastero di Torba a Gornate Olona, nata nel V secolo come struttura difensiva, trasformatasi in monastero nel medioevo e utilizzata in tempi più recenti come struttura agricola: nell’ VIII secolo, con l’arrivo delle monache, venne aggiunto il quarto piano destinato a colombaia, che nelle foto in basso corrisponde alla parte della torre intonacata.

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Sopra: vedute della Torre di Torba da nord-ovest; sotto, particolari dei miei quadri intitolati “La torre di Torba” e “Il bosco incantato”, nei quali la torre è ritratta vista rispettivamente da nord e dalla provinciale 42 e dalla ciclabile, ovvero da est.

 

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Altre due torri conosciute con il nome di “Colombera” sono quella di Gorla Maggiore e quella di Legnano.
La Colombera di Gorla Maggiore (Varese), nata anch’essa come fortificazione, si trasformò in seguito in residenza signorile in epoca rinascimentale, come attestano le finestre ad ogiva, con ultimo piano adibito a piccionaia. Anche in questo caso la pianta della struttura è rettangolare, sulle pareti è presente la cornice aggettante in cotto e, immediatamente al di sopra di essa, una serie di piccole aperture.

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La parete con le feritoie (immagine in basso) ricorda invece il suo passato di struttura militare.

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Il Castello di Fagnano Olona (Varese) possiede due torri disposte simmetricamente ma assai diverse tra loro (foto sotto)

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Nel periodo in cui si è svolta la mia personale di pittura nella Sala del Camino, quella di destra aveva attirato maggiormente la mia attenzione, con la sua bella muratura di mattoni a vista, l’elegante cornice marcapiano in cotto a denti di sega e i merli ghibellini. In questi giorni, invece, mi sto interessando a quelle torri che potrebbero aver avuto in passato la funzione di colombaia, e quella di sinistra ne ha tutte le caratteristiche: la struttura meno slanciata, la cornice in cotto aggettante, le piccole aperture, (paricolari visibili nelle foto sotto) la fanno assomigliare molto alla Colombera di Gorla Maggiore e a quella di Legnano.

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Anche a Legnano (Milano) esiste una Torre Colombera molto simile a quella di Gorla Maggiore; è difficilmente individuabile perchè celata all’interno del cortile di un condominio, e visitarla per me è stata una piacevole sorpresa.

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Nonostante i rimaneggiamenti, sulle pareti permangono alcuni indizi che raccontano il suo passato, come la cornice in cotto o le “finestre” create nell’intonaco per evidenziare l’antico tessuto murario costituito da ciottoli di fiume tondeggianti (foto sotto).

 

Venne edificata nel XV secolo dai Lampugnani come casa di caccia; ora ospita numerosi affreschi staccati dalle sue stesse pareti e ricollocati al suo interno, insieme ad altri dipinti che ornavano residenze e conventi rinascimentali della città, ora scomparsi, di cui parlerò nel prossimo articolo.

fonti:

www.salentoviaggi.it/architettura/torri-colombaie-salento.htm

http://castelliere.blogspot.com/2017/04/il-castello-di-venerdi-14-aprile.html

https://digit.biblio.polito.it/4236/1/Architettura_rurale_Italiana_G.Pagano_G.Daniel_Parte_I.pdf

www.immaginasalento.it/salento/paesaggio/le-torri-colombaie.html

www.torrecolombera.it/storia.php

www.proloco-fagnanoolona.org/old_site/pag/itinerari/castello_visconteo.html

http://www.legnano.org/?channel=44&sezione=news&sottoarea=93&id=6215