Parentesi

parentesiconfirmaEcco che ci accingiamo a chiudere una parentesi.
O meglio, noi abbiamo deciso così; abbiamo deciso di farlo gradualmente, con i piedi di piombo, ma abbiamo comunque deciso che va chiusa.
L’ultima parola sull’argomento non spetta però all’uomo.
Abbiamo sicuramente (?) imparato che non tutto è addomesticabile e controllabile, che alcuni eventi sono talmente enormi da non poterli racchiudere tra due parentesi che possiamo aprire e chiudere a nostro piacimento.

Per alcuni è stata una parentesi tragica;
Per altri è stata una parentesi di fatica e paura;
Per altri ancora è stata una parentesi di preoccupazione per il futuro.
Per molti e anche per me, che ho avuto la fortuna di poter continuare a svolgere il mio lavoro almeno in parte, è stata una parentesi tranquilla.

Una parentesi tranquilla nella quale non mi sono sentita “prigioniera” tra le mura della mia casa, ed in cui mi sono goduta i figli, cenando con tranquillità con la mia famiglia, cosa che quest’anno non avveniva mai a causa dei miei orari.
Certo, alcuni aspetti del mio lavoro mi sono mancati, ma del resto ogni situazione ha il suo lato buono, magari diverso da un periodo all’altro.

20200223_165508

La mia parentesi è iniziata subito dopo una bella gita in Liguria il 23 febbraio: la giornata era grigia, ma valeva la pena di farsi una bella scorpacciata di bellezza e di infinito prima di iniziare un periodo dagli orizzonti limitati.

La prima settimana è scivolata via a ritmi tranquilli, sotto il segno della tisana, occasione per riprendere molte cose lasciate indietro, ma senza affanni, spazio per attività ma anche per riflessioni.
Personalmente le pareti di casa fino ad ora non mi sono state strette… ma penso che per molti single l’impossibilità di vedere amici sia stato un grosso sacrificio, molto più grande di quello di chi ha una famiglia in cui la vita trascorre serena.
Sì, ok, è stata per molti un’occasione per riflettere con calma, per vedere la propria vita da un’altra angolazione, dall’esterno, quasi da spettatori, quindi un’opportunità per conoscere meglio se stessi… ma la solitudine non si sopporta molto a lungo, e fortunatamente la tecnologia ha permesso di sconfiggerla almeno in parte.
Chi ha grande immaginazione e creatività ha indubbiamente avuto un vantaggio rispetto agli altri. Molti si sono consolati con la compagnia degli animali domestici.

E gli adolescenti? Anche loro hanno sicuramente dovuto sopportare un peso maggiore rispetto a quello sostenuto da chi appartiene alla mia generazione: hanno una vita davanti, tutta da costruire, ed ogni giorno è prezioso: ogni dì può essere foriero di nuovi incontri e nuove esperienze importanti per il proprio futuro… la gioventù è quella che stanno vivendo, e non ritornerà più.

Dieci giorni fa uscivo di sera sul balcone, scattavo questa foto e scrivevo queste parole, magari un po’ “deliranti”, parole che in futuro mi ricorderanno ciò che questo periodo mi ha regalato:

notte
Balcone Est – Balcone Ovest

Balcone Est.

È notte.
Profumo d’estate e di fiori di robinia.
Gli aerei non passano quasi più: nessun rumore meccanico o umano,
solo il frinire dei grilli.
In alto solo buio, profondo ed infinito.
Buio protettivo come una coperta,
ma così misterioso e profondo da provocare l’ebbrezza di un brivido.
Ringrazio di vivere qui,
nel mio snobbato quartiere periferico,
le cui vie portano il nome dei fiori.

20200502_100355

È mattino.
In quest’angolo di balcone prendo il sole,
circondata dalle poche eroiche piante
che hanno superato l’inverno,
prima trascurate, accudite ora come figlie.
Controllo i progressi del geranio dai fiori magenta,
e attendo con ansia lo sbocciare dei grossi gigli gialli.
Piacevole è la sensazione della pelle che scotta già a fine aprile:
la terra si è presa una pausa, una boccata d’aria pulita,
e l’aria è tersa e secca.

questa
con la pelle che scotta ancora entro, e sul tavolo davanti alla porta-finestra Flora, accucciata accanto al computer, mi guarda con i suoi occhi lucidi e trasparenti come biglie di vetro.
Accarezzo la gatta e poi guardo il mio pc…che gioia oggi vedere le facce delle mie alunne su quel monitor,
magica finestra sul mondo.

Balcone Ovest

È notte.
FFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFFF…
Aliti di vento s’infiltrano e sibilano tra gli aghi dei pini.
I pini…nella fretta di giorni “normali” e convulsi non ho mai notato la loro voce, mentre ora sembrano parlarmi…
ora distinguo chiaramente questa voce dal chiacchiericcio sommesso delle latifoglie.
Voci e profumi mi parlano del lungo tempo estivo trascorso al mare durante l’infanzia e l’adolescenza:
se chiudo gli occhi, come per miracolo, il tempo corre a ritroso e sono ancora lì.
I pini…vedo i loro rami moltiplicarsi da infinite biforcazioni,
chiome come grandi ombrelli che sembrano abbracciarmi e avvolgermi, come per proteggermi.

20200411_161856

È pomeriggio.

Pur di posizionarmi qui, sotto le chiome dei miei amati pini,
recupero un tavolino traballante, l’unico che possa essere collocato sullo stretto balcone, e ci appoggio il computer.

20200405_183908
Lavorare sotto gli alberi con gli uccellini che cantano… cosa voglio di più dalla vita?
C’è un bel sole caldo, ma dalle fitte chiome ne filtra solo qualche piacevole raggio…
…Flora la pensa diversamente da me, e cerca di coprire ogni centimetro di una calda macchia di sole guardando il mondo da sotto in su, con la testa infilata tra le sbarre della ringhiera.
flo


Nel coro di cinguettii distinguo le voci di passeri, merli e tortore.

Gli occhi, un po’ disabituati a focalizzare orizzonti veri, di tanto in tanto si staccano dal monitor e cercano il verde delle chiome di alberi lontanissimi, ed “io nel pensier mi fingo”, quasi avvertendo l’erba nuova e morbida sotto i piedi.
All’improvviso una nuvola copre il sole sfumando i contorni delle ombre fino ad annullarle…
una cornacchia emette un suono gracchiante, poi le prime gocce e il profumo di terra bagnata.
Meglio rientrare.

20200428_163807

Non so se sia solo un’impressione, ma la natura quest’anno mi sembra più rigogliosa: i ciliegi del mio cortile ad inizio aprile erano un vero spettacolo brulicante di vita: nuvole candide ronzanti di api.

DSCF7186
piuchiara
DSCF7200
DSCF7182
particolare

Ok boomer, il disegno digitale non fa per te. (o forse sì?)

20200426_190341Il connubio arte-strumenti tecnologici mi ha sempre affascinata: e a volte, su Instagram, m’incanto a guardare chi disegna facendo scivolare con sicura naturalezza la penna sulla superficie della tavoletta grafica.
Non essendo una nativa digitale, ho imparato a disegnare utilizzando le tecniche tradizionali, e anche quando ho frequentato il liceo artistico l’era della computer grafica era ancora molto lontana. Vien da sè che disegnare su un foglio, una tela o una tavola mi venga molto più facile e naturale, e che realizzare immagini “virtuali” mi richieda più tempo e un maggiore sforzo rispetto agli artisti più giovani.
busto
Fare disegno al liceo significava stare ore in piedi davanti ad un cavalletto, sporcarsi di carboncino dalla testa ai piedi, riprodurre dal vero sculture sui grossi fogli di carta da spolvero ruvida e giallina, e realizzare disegni come quello dell’immagine in alto, da me eseguito in seconda liceo durante l’ora di figura. Ricordo inoltre che, una volta terminato, spruzzavamo sul foglio un fissativo liquido che veniva versato in un bicchierino e poi vaporizzato soffiando dentro una cannuccia.
Era un lavoro molto fisico, sensoriale, che comprendeva anche lo sforzo di trasformare una realtà in 3D in immagine bidimensionale. Inoltre il disegno nasceva direttamente dallo scorrere del friabile bastoncino nero sulla ruvida carta…
…con la mia tavoletta grafica, invece, il segno non si genera dove la punta della mia penna scorre, ma sul monitor del pc, e con questa modalità di lavoro devo ancora prendere confidenza. Certo, disegnando direttamente con il computer si può ottenere un’immagine vettoriale, (che può essere ingrandita quanto si vuole senza perdere definizione), e questo è un bel vantaggio.

scenografie
Tornando alle immagini digitali, ricordo che il primo programma di grafica che ho avuto (nei primi anni ’90) è stato Corel Draw, poi mi sono appassionata al fotoritocco e nei primi anni 2000 ho incominciato ad usare un software che assomigliava molto a Photoshop come comandi ma che non funzionava a livelli, per poi passare, dopo qualche anno, a Photoshop. Nel 2008 ho anche utilizzato Macromedia Flash, programma per l’animazione, con il quale ho realizzato le immagini in alto, scenografie per una proposta di cortometraggio realizzato in collaborazione con Ugo D’Orazio, lavoro che nel 2008 è stato selezionato per la presentazione all’interno della manifestazione Cartoons on the Bay.
Allora avevo disegnato tutto con il mouse, senza la tavoletta grafica, e nonostante ciò il risultato del mio lavoro mi soddisfaceva pienamente… che enorme quantità di tempo, però, per realizzare questi disegni!
Da allora mi sono ri-buttata nelle tecniche tradizionali e nella pittura, utilizzando Photoshop  solo per grafica e fotoritocco; con questo programma ho disegnato solo in sporadici casi, con un investimento, in termini di tempo, spropositato rispetto al risultato.

occhioFIRMA
A novembre mio marito mi ha regalato una tavoletta grafica, e quest’occhio azzurro è stata la mia prima prova di utilizzo. Il mio esperimento è piaciuto a molti, ma io  trovo quest’immagine assolutamente “finta” e per certi versi grossolana, anche se i riflessi sull’iride possono risultare accattivanti.

Accantonata per mesi, anche per mancanza di tempo, la tavoletta giaceva sulla mia scrivania inutilizzata finchè due giorni fa mio figlio ha voluto provare a disegnare con questo strumento.
Venerdì sera ho voluto anch’io riprovare, così ho dato vita allo “sgorbietto” dell’immagine in alto… che ha richiesto tre ore di tempo! Se l’avessi disegnato a mano e colorato con i pennarelli giusti, mi avrebbe richiesto meno di un terzo del tempo e avrei ottenuto un risultato migliore.
Per fare lo “sgorbietto”, che doveva rappresentare il look da “smart working”, curato solo dalla vita in su, ho inizialmente fatto uno schizzo veloce su un foglio, l’ho appoggiato sulla tavoletta e ricalcato ottenendo il primo disegno a sinistra. Successivamente ho iniziato a colorare, un po’ come mi veniva, provando vari tipi di pennelli, su un livello differente rispetto a quello del disegno.
Insoddisfatta comunque del risultato ero davvero scoraggiata, ma mio figlio mi ha rimproverata dicendomi che tendo ad arrendermi di fronte alle difficoltà naturalmente insite in ogni novità.
chiaro con neroCosì ieri sera sono tornata alla carica e finalmente ho fatto qualcosa che mi piace: un disegno vicino al mio stile, realistico ma ancora abbozzato in alcuni punti (la pelle… e ci credo, erano le tre di notte quando l’ho terminato, perciò la pelle non è rifinita); ma soprattutto quello che mi’interessa di più in un disegno o in un dipinto è riuscire a rappresentare la luce, l’intensa luce di una bella giornata di sole, anche soltanto nell’immagine di un occhio. (la luce è una mia fissa, per questo adoro Monet).
Non per niente quest’immagine è ispirata ad una foto scattata da mio figlio durante una luminosa giornata invernale.

Ho lavorato su livelli diversi, uno per la pelle, uno per l’iride, uno per la sclera, ecc…
Comunque, tempo impiegato: 6 ore. Guai a chi mi dice “Eh, vabbè, tanto l’hai fatto con Photoshop…”