immagini e riflessioni

Elisabetta Neri -“Nightmare” acrilico su tavola e su vetro sintetico cm 70×70 esclusa cornice

si può addentare con ingordigia il nostro pianeta come se fosse una mela? Sì, e, come una Gorgone che con il suo sguardo ingordo tutto pietrifica spegnendo ogni alito di vita, l’abbiamo fatto.
La presunzione umana di poter definire a proprio uso e consumo i limiti del bene e del male, o l’arroganza di non stabilirli affatto ha causato danni e una complessità quasi impossibile gestire.
L’incubo della pandemia ci ha imposto uno stop, una pausa di riflessione. Anche se qualcuno persisterà nello sfruttare a proprio vantaggio anche questa tragica situazione, l’unica via da percorrere per metterci in salvo non potrà che percorrere spazi in armonia con i nostri simili e con la nostra meravigliosa casa.


Una settimana fa sono riuscita finalmente a terminare questo lavoro, che verrà esposto nell’ambito di una collettiva che si terrà a metà ottobre… più avanti svelerò tutti i dettagli!


Giocare con la prospettiva: l’anamorfosi. (con tutorial in fondo all’articolo)

Il mio primo esperimento di anamorfosi

CLICCA SULL’IMMAGINE SOPRA PER VEDERE LA MAGIA…

…si tratta di un’anamorfosi ottica, ovvero di un’immagine che appare deformata se il foglio viene visto frontalmente…

Il disegno della tazzina nelle sue reali proporzioni

… ma che diventa realistica se il foglio viene visto di scorcio (PER IL SIGNIFICATO DELL’ESPRESSIONE “DI SCORCIO” CLICCA QUI).
Per intenderci: per ottenere un’immagine realistica dobbiamo avere le linee verticali della quadrettatura in prospettiva, ovvero con un’inclinazione tale che, se dovessimo prolungarle, convergerebbero in un unico punto di fuga.

anamorfòṡi
“è così chiamato un tipo di rappresentazione pittorica realizzata secondo una deformazione prospettica che ne consente la giusta visione da un unico punto di vista (risultando invece deformata e incomprensibile se osservata da altre posizioni); fu molto in voga nei secc. 16° e 17°. In ottica, si ha anamorfosi delle immagini quando, per mezzo di particolari specchi, prismi, lenti e altri sistemi ottici, l’ingrandimento in senso orizzontale delle immagini stesse è diverso da quello in senso verticale.”

Ecco una parte della definizione di anamorfòṡi tratta dal vocabolario Treccani online.
Lo stupore che può generare un’immagine disegnata o dipinta ha sempre rappresentato per me uno stimolo per scoprire o applicare nuove tecniche di rappresentazione.
Già con i trompe l’oeil in passato ho attinto a piene mani dalle nozioni sulla prospettiva che permettono di creare illusoriamente ciò che in realtà non esiste.

sguardo dal passato – Gorla minore

Nel trompe l’oeil dell’immagine in alto, realizzato a Gorla Minore insieme a mia sorella Maddalena, le persiane non esistono: tutto ciò che si poteva vedere prima dell’intervento di decorazione era una lieve rientranza di forma rettangolare nel muro.
Talvolta l’utilizzo della prospettiva mi ha permesso di aprire immaginarie finestre negli interni, dipingendo direttamente sul muro o su tavole, intese come “finestre da appendere”; nel video qui sotto si può vedere una carrellata di miei lavori basati sull’illusionismo prospettico.

Qui sopra: il mio dipinto intitolato “pioppi”, acrilico su tela, cm 100×150
Qui sopra e nell’immagine che segue: “vegetazione mediterranea”, acrilico su tela, cm 100×150.

In questo mio dipinto la prospettiva della cornice in pietra è l’elemento che mette in comunicazione l’ambiente reale con l’immaginario paesaggio, trasformando un semplice quadro in un trompe l’oeil.

Ed ecco, sempre dal Vocabolario Treccani, come viene spiegato il significato dell’espressione “trompe l’oeil”: 
“‹trõp l ööi› locuz. m., fr. (propr. «inganna l’occhio»), invar. – Genere di pittura volto a rappresentare la realtà materiale in modo tale da suscitare l’illusione della tridimensionalità e, quindi, della consistenza delle immagini rappresentate: trova il suo specifico campo nella natura morta (quando si vogliano fingere armadî o custodie aperte nella parete, mostrando con cura meticolosa anche il loro contenuto) ma si estende agli artifici prospettici con cui pittori e architetti amplificano illusoriamente lo spazio interno di un ambiente; se ne hanno esempî nell’arte romana, nel Rinascimento, nell’arte barocca e, in qualche misura, nell’arte contemporanea, per es. nell’iperrealismo. Per estens., l’opera eseguita con tale tecnica: la parete è stata affrescata con un trompe-l’oeil.”

Mentre all’inizio del Rinascimento la prospettiva, da poco codificata, era il mezzo necessario per rappresentare nelle immagini pittoriche una realtà precisa e scientificamente misurabile, già alla fine del ‘400 Bramante la utilizza per dar vita a spazi inesistenti: il coro della chiesa di Santa Maria presso San Satiro a Milano, profondo se visto frontalmente (immagine 1) e inesistente se visto lateralmente (immagine 2), ne è un esempio.

Santa Maria presso San Satiro, Milano – foto tratta da Wikipedia

Con il ‘500 gli artisti diventano così abili nell’utilizzo della prospettiva da utilizzarla per dar creare immagini fortemente deformate e quindi apparentemente incomprensibili, che diventano incredibilmente realistiche se osservate da un determinato punto di vista: è il caso del pittore tedesco Hans Holbein il giovane, che negli anni ’30 del ‘500 dipinge l’opera intitolata “Ambasciatori”. All’interno di questo dipinto è contenuta un’anamorfosi (o anamorfismo): il teschio in basso assume un aspetto realistico solo se si guarda l’opera lateralmente, di scorcio.

CLICCA QUI PER VEDERE L’OPERA e successivamente clicca sulla freccia a destra dell’immagine: troverai altre due figure che mostrano chiaramente in cosa consista un’anamorfosi.

Nel ‘600 l’illusionismo prospettico diventa il mezzo per generare stupore, suscitare meraviglia, traghettare la mente verso una realtà intangibile che prende forma grazie all’immaginazione: è il già citato caso dei soffitti affrescati nella Chiesa del Gesù e nella Chiesa di Sant’Ignazio a Roma, che portano il Paradiso all’interno delle mura dell’edificio religioso.

Padre Pozzo – “Gloria di Sant’Ignazio”, volta della Chiesa di Sant’Ignazio a Roma, 1685 – foto tratta dal web

La storia dell’anamorfosi è ben sintetizzata nell’articolo “Il mondo visto da un’altra prospettiva: l’arte dell’anamorfosi!”, sul blog “didatticarte” (CLICCA QUI PER LEGGERLO)

L’anamorfosi ottica non è altro che un sistema per contrastare l’effetto della prospettiva, che restringe e accorcia tutto ciò che si trova lontano dal nostro sguardo.

Alcune notti fa non riuscivo a prendere sonno perchè pensavo e ripensavo a come far sperimentare ai miei allievi dei corsi di disegno il fenomeno dell’anamorfosi senza utilizzare particolari software per la rielaborazione delle immagini: volevo che ottenessero un buon risultato anche avendo a disposizione solo un foglio, una matita, un righello e un cellulare per scattare una foto…e giovedì, durante la mia lezione online, ci sono riusciti!

Esercizi eseguiti durante la mia lezione di disegno online da
Shari, joselyn Navarrete e Mario Dino

Una volta messo a punto il metodo finalmente ho trovato pace e mi sono addormentata.
Nel fine settimana ho testato l’efficacia del metodo realizzando un semplice disegno rappresentante una tazzina di caffè, e alla fine ho preparato questo tutorial… volete provare? Non è difficile! buona visione!

imparare a disegnare…

Imparare a disegnare si può! E nonostante tutto, anche quest’anno abbiamo lavorato allegramente e con passione, prima in presenza, poi a distanza ed infine a piccoli gruppi prendendo tutte le precauzioni necessarie.

Ecco i video che mostrano alcuni lavori realizzati dagli allievi
dei miei corsi di disegno che tengo presso

MUSICLAB

a Busto Arsizio.
Buona visione!
adulti
CORSO ADULTI
ragazziCORSO RAGAZZI

ELISABETTA NERI-indirizzi mail:
elisabetta.neri.vxtp@gmail.com
elisabetta.neri.vxtp@alice.it

Personale di Giulia Frassinetti a Castellanza

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rugiada multicolore – pastello su cartoncino

Sono soddisfazioni… Giulia Frassinetti, allieva dei corsi di pittura che tengo presso MUSICLAB a Busto Arsizio, esporrà da domani, 5 luglio 2020 presso 14 Art Gallery Cafe in via Vittorio Veneto 19, a Castellanza (VA). La mostra sarà visitabile tutti i giorni negli orari di apertura del locale, per tutto il mese di luglio.

CLICCA QUI PER VISUALIZZARE L’EVENTO SU FACEBOOK

instagram
Laureata in fisica, ma dotata di una naturale predisposizione per il disegno e per la pittura, con un sogno (artistico) nel cassetto perseguito con grande passione e tenacia, presenterà acquerelli, pastelli e acrilici.

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Come spiega lei stessa, l’amore per la rappresentazione grafica le appartiene da sempre: “Già dalla mia prima infanzia trascorrevo buona parte dei pomeriggi estivi, durante le vacanze, a disegnare seduta al tavolo della cucina.”

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Einstein – matita su cartoncino

In questi due anni di corso ha voluto mettersi alla prova con diversi soggetti: dal ritratto, al paesaggio (con una predilezione per lo studio dell’acqua e delle onde), all’astratto, acquisendo progressivamente padronanza nelle tecniche e capacità di rendere realisticamente luci e volumi. Con grande umiltà si è sempre messa in discussione al fine di produrre risultati sempre migliori, sperimentando ogni tecnica pittorica e grafica.

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Inserisci una didascalia”mare di lacrime” e “sconforto”, pastelli su cartoncino

Durante il lockdown, periodo per lei  straordinariamente produttivo, Giulia Frassinetti ha incanalato paure e sogni di libertà nella sua attività creativa, dando vita ad immagini fortemente espressive.

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Inserisci una Cavalli in libertà – pastello su cartoncino

Attratta dalla levità dei paesaggi nebbiosi e innevati tipici della nostra zona, ha riprodotto queste atmosfere ovattate in alcune sue opere di piccolo formato.

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Boschetto innevato – acrilico su tavola

Concludo con l’acquerello intitolato ” ‘na tazzulella ‘e cafè”, realizzato in onore della location della mostra, locale in cui arte e gusto si combinano in perfetta armonia.

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” ‘na tazzulella ‘e cafè”, acquerello su cartoncino.

 

 

 

                     

Ok boomer, il disegno digitale non fa per te. (o forse sì?)

20200426_190341Il connubio arte-strumenti tecnologici mi ha sempre affascinata: e a volte, su Instagram, m’incanto a guardare chi disegna facendo scivolare con sicura naturalezza la penna sulla superficie della tavoletta grafica.
Non essendo una nativa digitale, ho imparato a disegnare utilizzando le tecniche tradizionali, e anche quando ho frequentato il liceo artistico l’era della computer grafica era ancora molto lontana. Vien da sè che disegnare su un foglio, una tela o una tavola mi venga molto più facile e naturale, e che realizzare immagini “virtuali” mi richieda più tempo e un maggiore sforzo rispetto agli artisti più giovani.
busto
Fare disegno al liceo significava stare ore in piedi davanti ad un cavalletto, sporcarsi di carboncino dalla testa ai piedi, riprodurre dal vero sculture sui grossi fogli di carta da spolvero ruvida e giallina, e realizzare disegni come quello dell’immagine in alto, da me eseguito in seconda liceo durante l’ora di figura. Ricordo inoltre che, una volta terminato, spruzzavamo sul foglio un fissativo liquido che veniva versato in un bicchierino e poi vaporizzato soffiando dentro una cannuccia.
Era un lavoro molto fisico, sensoriale, che comprendeva anche lo sforzo di trasformare una realtà in 3D in immagine bidimensionale. Inoltre il disegno nasceva direttamente dallo scorrere del friabile bastoncino nero sulla ruvida carta…
…con la mia tavoletta grafica, invece, il segno non si genera dove la punta della mia penna scorre, ma sul monitor del pc, e con questa modalità di lavoro devo ancora prendere confidenza. Certo, disegnando direttamente con il computer si può ottenere un’immagine vettoriale, (che può essere ingrandita quanto si vuole senza perdere definizione), e questo è un bel vantaggio.

scenografie
Tornando alle immagini digitali, ricordo che il primo programma di grafica che ho avuto (nei primi anni ’90) è stato Corel Draw, poi mi sono appassionata al fotoritocco e nei primi anni 2000 ho incominciato ad usare un software che assomigliava molto a Photoshop come comandi ma che non funzionava a livelli, per poi passare, dopo qualche anno, a Photoshop. Nel 2008 ho anche utilizzato Macromedia Flash, programma per l’animazione, con il quale ho realizzato le immagini in alto, scenografie per una proposta di cortometraggio realizzato in collaborazione con Ugo D’Orazio, lavoro che nel 2008 è stato selezionato per la presentazione all’interno della manifestazione Cartoons on the Bay.
Allora avevo disegnato tutto con il mouse, senza la tavoletta grafica, e nonostante ciò il risultato del mio lavoro mi soddisfaceva pienamente… che enorme quantità di tempo, però, per realizzare questi disegni!
Da allora mi sono ri-buttata nelle tecniche tradizionali e nella pittura, utilizzando Photoshop  solo per grafica e fotoritocco; con questo programma ho disegnato solo in sporadici casi, con un investimento, in termini di tempo, spropositato rispetto al risultato.

occhioFIRMA
A novembre mio marito mi ha regalato una tavoletta grafica, e quest’occhio azzurro è stata la mia prima prova di utilizzo. Il mio esperimento è piaciuto a molti, ma io  trovo quest’immagine assolutamente “finta” e per certi versi grossolana, anche se i riflessi sull’iride possono risultare accattivanti.

Accantonata per mesi, anche per mancanza di tempo, la tavoletta giaceva sulla mia scrivania inutilizzata finchè due giorni fa mio figlio ha voluto provare a disegnare con questo strumento.
Venerdì sera ho voluto anch’io riprovare, così ho dato vita allo “sgorbietto” dell’immagine in alto… che ha richiesto tre ore di tempo! Se l’avessi disegnato a mano e colorato con i pennarelli giusti, mi avrebbe richiesto meno di un terzo del tempo e avrei ottenuto un risultato migliore.
Per fare lo “sgorbietto”, che doveva rappresentare il look da “smart working”, curato solo dalla vita in su, ho inizialmente fatto uno schizzo veloce su un foglio, l’ho appoggiato sulla tavoletta e ricalcato ottenendo il primo disegno a sinistra. Successivamente ho iniziato a colorare, un po’ come mi veniva, provando vari tipi di pennelli, su un livello differente rispetto a quello del disegno.
Insoddisfatta comunque del risultato ero davvero scoraggiata, ma mio figlio mi ha rimproverata dicendomi che tendo ad arrendermi di fronte alle difficoltà naturalmente insite in ogni novità.
chiaro con neroCosì ieri sera sono tornata alla carica e finalmente ho fatto qualcosa che mi piace: un disegno vicino al mio stile, realistico ma ancora abbozzato in alcuni punti (la pelle… e ci credo, erano le tre di notte quando l’ho terminato, perciò la pelle non è rifinita); ma soprattutto quello che mi’interessa di più in un disegno o in un dipinto è riuscire a rappresentare la luce, l’intensa luce di una bella giornata di sole, anche soltanto nell’immagine di un occhio. (la luce è una mia fissa, per questo adoro Monet).
Non per niente quest’immagine è ispirata ad una foto scattata da mio figlio durante una luminosa giornata invernale.

Ho lavorato su livelli diversi, uno per la pelle, uno per l’iride, uno per la sclera, ecc…
Comunque, tempo impiegato: 6 ore. Guai a chi mi dice “Eh, vabbè, tanto l’hai fatto con Photoshop…”

 

Autocertificazione illustrata

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e niente, non ho resistito… ho fatto anch’io la mia …. clicca sul link in giallo o sull’immagine per vederla.
Pubblicata anche sulla pagina Instagram: autocertificazioni_illustrate!

autocert

esposizione rimandata

rimandata

Pur avendo lavorato in maniera “virtuale” con i miei allievi del corso di disegno e pittura, e pur non avendo mai pensato ad una tradizionale inaugurazione ma solo all’esposizione delle opere, ci abbiamo creduto fino in fondo.

In riferimento ai nuovi provvedimenti validi da oggi  ho preferito rimandare a tempi migliori anche la sola esposizione delle opere.

CLICCA QUI PER LEGGERE UNO DEGLI ARTICOLI CHE ERANO STATI
PUBBLICATI PER DESCRIVERE L’EVENTO

In tempi migliori si potranno vedere dal vivo il magnifico occhio con la lacrima realizzato a carboncino da Cindy e la rosa coperta di rugiada disegnata da Luisa che abbelliscono la locandina, gli affascinanti volti eseguiti da Giulia e Cristina che comparivano all’articolo (nello slideshow qui in basso), e molti altri splendidi lavori.

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prima immagine: “solo Audrey”, di Giulia Frassinetti
seconda immagine: “Mistero”, di Cristina Mischiatti
terza immagine: “donna seduta al tavolino di un caffè” di Giulia Frassinetti

Ringrazio comunque la scuola in cui svolgo i corsi, i gestori del locale che ci avevano dato la possibilità di esporre, chi ieri ha pubblicato l’articolo che pubblicizzava l’evento, e soprattutto gli artisti che hanno lavorato con passione per realizzare le loro opere:

Cindy Bernocchi, Noemi Bracchi, Mario Dino, Miriam Dino, Giulia Frassinetti, Luisa Mainini, Cristina Mischiatti, Donato Recce e Cristina Toia.

Tutto andrà bene?  Coraggio, tutto andrà bene.

Riflessi e trasparenze

Certi lavori, a volte, si realizzano di fretta ed in periodi piuttosto pieni… non avevo mai postato qui questo studio di riflessi e trasparenze realizzato qualche mese fa con matita Contè e pastello su cartoncino nero…

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la testa tra le nuvole (ovvero come dipingere il cielo)

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dipingendo cieli con in testa una ROSA DI CARTA

A volte guardare le nuvole al di là della finestra mi ha permesso di assentarmi un attimo da situazioni pesanti o noiose, immaginando di planare galleggiando nell’aria come un gabbiano.

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“Gabbiano in volo”, dipinto su tavola per decorazione soffitto, di Elisabetta Neri

Proprio perchè amo la forma indefinita e mutevole delle nuvole, spesso ne ho studiato a naso in su forme, colori e sfumature. Inoltre, avendo realizzato diversi TROMPE L’OEIL, mi è capitato spesso di dover dipingere ampie superfici simulando un cielo, su muri o su soffitti.

Per poter parlare in modo comprensibile a tutti dei colori del cielo e della loro riproduzione, devo fare una premessa che riguarda la teoria del colore.

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Dalla miscelazione dei cinque colori fondamentali è possibile ottenere qualsiasi tonalità esistente: perciò per dipingere non è necessario acquistare altro.
Ma per poter raggiungere questo obiettivo bisogna avere a disposizione i tre colori primari, che non sono un rosso, un giallo o un blu qualsiasi: il rosso deve essere il magenta (un po’ più rosato rispetto alla nostra comune idea di rosso, come quello di alcune bouganville o di altri fiori come il rododendro della foto in basso), il giallo il primario (ovvero la tonalità di un campo di colza, della forsizia o dei narcisi) e il blu il ciano, assimilabile all’azzurro intenso di un mare pulito e profondo.

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Partendo dal cielo, la magica scenografia su cui si stagliano le nuvole, va detto che non va mai inteso come una campitura di colore omogeneo; infatti la fascia più alta ha sempre una tonalità più intensa e, se il cielo è molto limpido, tendente leggermente al violetto: per poterla rappresentare bisogna quindi aggiungere al ciano, oltre al bianco, anche una minuscola punta di magenta. Gli strati più bassi dell’atmosfera hanno un colore schiarito e smorzato dalla presenza della foschia, più o meno presente a seconda dei contesti. La parte più bassa del cielo va quindi schiarita con una maggiore quantità di bianco, e si può evitare di aggiungere il magenta al ciano.

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“Lago di montagna”, particolare; acrilico su tela di Elisabetta Neri

Nell’immagine in alto si può notare questa differenza di colori dalla parte alta a quella bassa del cielo; inoltre la parte destra del cielo è più chiara di quella collocata a sinistra perchè maggiormente illuminata: infatti ho immaginato il sole oltre al limite destro della tela, come si può dedurre osservando le ombre delle nuvole e delle montagne.

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“orizzonti lontani” dipinto murale di Elisabetta Neri

Senza prendere in esame i colori del cielo all’alba o al tramonto, che meriterebbero un approfondimento a parte, l’intensità e la tonalità dell’azzurro può variare anche in base al luogo e alle condizioni atmosferiche: nel mio trompe l’oeil “Orizzonti lontani” il cielo è infatti più chiaro rispetto al dipinto precedente, perchè in montagna generalmente il cielo è molto terso. Nel dipinto murale ho inoltre cercato di simulare i raggi di un sole che si può immaginare occultato dall’arco.

Per dipingere le nuvole è utile conoscere la forma delle diverse tipologiequelle rappresentate nei miei due dipinti presi in esame sono cumuli, ovvero nubi simili a panna montata: essendo piuttosto compatte, non si lasciano attraversare completamente dalla luce del sole, e hanno un’ombra propria (clicca qui per sapere cosa significano le espressioni “ombra propria” e “ombra portata”).

Ma di che colore sono le nuvole? Io generalmente utilizzo un panna per la parte colpita dalla luce, ovvero la più chiara, tonalità ottenuta sporcando quasi impercettibilmente il bianco con un po’ di giallo e un po’ di magenta.
Se le nuvole che disegno devono avere un’ombra propria, per rappresentarla uso un lilla chiarissimo tendente al grigio, ottenuto mescolando una grande quantità di bianco con un po’ di magenta e di ciano; dato che a questo punto il colore risulta troppo viola, lo sporco appena con il giallo che lo rende meno saturo.

Per quanto riguarda la forma, più le nuvole sono irregolari e meglio è… meglio evitare l’effetto fumetto:

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I contorni arrotondati in maniera troppo regolare rendono infatti le nuvole innaturali. Le nuvole compatte e consistenti come i cumuli spesso sono piuttosto piatte alla base.

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“Il mare dentro”, acrilico su tavola, dipinto di Elisabetta Neri

Fondamentale dettaglio che rende realistiche le nuvole sono i contorni molto sfumati: nel quadro intitolato “il mare dentro” le nuvole sono leggere  e inconsistenti, molto sfumate e trasparenti: non hanno ombra perchè essendo meno compatte di quelle dei dipinti precedenti si lasciano attraversare dalla luce.

Come rendere i contorni sfumati? Con l’acrilico si può sporcare il pennello asciutto con pochissimo colore panna o bianco e tirarlo il più possibile; con l’acquerello, bagnando il foglio preventivamente, al momento della stesura il colore si sfumerà automaticamente. Se le nuvole da rappresentare su una parete, su una tavola o su una tela sono cirri, si possono anche usare un aerografo o una bomboletta spray.

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“Gabbiano in volo”, dipinto su tavola per decorazione soffitto, di Elisabetta Neri

E se il sole è dietro alle nuvole? se si tratta di cirri le impalpabili nuvolette saranno completamente attraversate dalla luce, perciò chiarissime; se si tratta di nuvole più consistenti queste saranno luminosissime sul contorno, e scure al centro, come nell’immagine sopra.

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Miriam alle prese con le nuvole del nostro trompe l’oeil al Music Lab di Busto Arsizio (vedi articolo precedente)

Corso di disegno “Riflessi e trasparenze” Elisabetta Neri

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Iniziato a novembre, il corso di disegno per adulti “Riflessi e trasparenze”, si svolge presso il Centro Pertini, meglio conosciuto come “Il Salice”, a Legnano, ogni lunedì dalle 20,30 alle 22,00. Il corso è rivolto a chiunque abbia la passione per il disegno, ed ha come argomento principale la rappresentazione dei riflessi e delle trasparenze.

L’immagine in alto mostra alcuni lavori realizzati dagli allievi.

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Rimangono due posti disponibili; per maggiori informazioni potete contattarmi all’indirizzo mail: elisabetta.neri.vxtp@alice .it