week-end artistico

Lo scorso fine settimana è stato davvero intenso ma anche molto soddisfacente dal punto di vista artistico!
Come già detto domenica 27 ho partecipato alla manifestazione “Albino in Arte“, ad Albino, (VIDEO SUL MIO CANALE YOUTUBE ARMONIEONLINE) in provincia di Bergamo: tanta gente per le strade, musica dal vivo e tante piacevoli esibizioni, per adulti e per bambini.

AI SEGUENTI LINK FOTO UFFICIALI:

FOTO DI FABRIZIO CARRARA
FOTO DI MAURO MONACHINO

Tante le persone che si sono fermate a guardare o a fotografare i miei quadri e a chiedermi informazioni, diversi bimbi incuriositi da questa “strana” tecnica del pastello, da questi colori che si sfumano con le dita: così ho fatto provare anche loro a stendere un po’ di colore sul mio disegno.

L’opera “Green Soul”, realizzata durante la manifestazione, è un pastello che ha come supporto la carta verde chiaro di un numero del corriere della sera dedicato all’ecologia…

… lasciando volutamente in evidenza alcune “parole chiave” o frasi significative.

Ma, a parte l’esperienza di domenica, anche il sabato è stato per me un soddisfacente momento conclusivo per un’attività portata avanti anche quest’anno nonostante le difficoltà dovute alla pandemia: si è infatti svolto il saggio finale del Music Lab a Busto Arsizio (VA), dove ormai da qualche anno tengo i miei corsi di disegno e pittura.

Mentre gli allievi dei corsi di musica si esibivano sul palco, i ragazzi che hanno frequentato i corsi di disegno hanno creato sul momento questi due grandi pannelli (immagine in alto); le due suggestive immagini sono state realizzate con spray e pastelli morbidi su cartoncini neri da Jasmine, Eleonora, Sofia e Luigi, con il contributo di alcuni dei ragazzi iscritti ai corsi di musica che hanno voluto provare le tecniche che stavamo utilizzando.

Altri lavori realizzati sul posto sono stati i grattacieli al tramonto in stile cartoon di Roberto, con Omer Simpson in primo piano, ed un personaggio totalmente inventato da Jessica, dedicato alla musica ed in particolare al Music Lab, colorato con gli acquerelli.

Nel cortile è stata anche allestita l’esposizione di alcuni lavori eseguiti dagli allievi durante l’anno.

I corsi di disegno e pittura del Music Lab di Busto Arsizio (VA), per adulti e ragazzi, ripartiranno all’inizio di settembre: come sempre è possibile partecipare ad una lezione di prova prima di iscriversi; non richiedono una preparazione artistica iniziale e permettono di apprendere tecniche e trucchi per realizzare splendide immagini.

Magma azzurro – n°5 virtual gallery

“Magma azzurro”, 2021, cm 30 x 40; tecnica: acrilico su tela

OPERA N° 5 VIRTUAL GALLERY

“In questo periodo solo una piccola parte di noi è leggibile, come la punta di un iceberg che cela un mondo sommerso, oscuro e nascosto…un mondo che è sogno, paura e desiderio, azzurro magma ribollente dai contorni indefiniti. Agli inquieti gli sguardi è affidato il compito di comunicare l’incommensurabile.”

Così ho descritto il mio ultimo quadro, intitolato “Magma azzurro”.

Dopo le opere dal sapore un po’ retrò, ispirate all’architettura storica della mia zona, mi sono spesso dedicata alla rappresentazione di sguardi, cercando di coglierne l’intensità…come attratta da pupille simili a finestre enigmatiche sull’abisso interiore, ho ritratto occhi caratterizzati da molteplici espressioni, colori e riflessi.

A QUESTO LINK L’ARTICOLO: “IL MONDO RIFLESSO IN UNO SGUARDO”

L’acrilico su tela delle immagini in alto è nato in un periodo di sorrisi celati nel quale, osservando questa muta finestra sull’anima, provo a cogliere ogni minima sfumatura di espressione.
Realizzato nel corso di queste insolite vacanze di Natale, a cavallo tra la fine di un 2020 percepito da molti come un periodo nefasto da dimenticare e l’inizio di un 2021 sul quale si sono riversate mille aspettative e speranze, esprime nella sua parte astratta l'”ignoto” che causa inquietudine ma anche desiderio e sogno di sereni cieli azzurri.
Gli occhi sono ispirati ad una foto che mio marito mi ha scattato nel 2000, in un momento nel quale il mio sguardo era stato improvvisamente catturato da qualcosa.

Nel mio quadro sono però gli occhi sono di due colori differenti: l’indaco del cielo poco prima dell’alba e l’azzurro del mare.

“Magma azzurro” accosta informale e figurativo: l’intento di far dialogare casualità e progetto, leggibile ed interpretabile fa infatti parte della mia più recente ricerca artistica.

“Magma Azzurro” ha preso parte all’esposizione virtuale organizzata dal CAB di Busto Arsizio (VA)
#IORESTOACASAINTANTOLAVORO
Che ha permesso a molti di esprimersi e di avere visibilità anche in un periodo così difficile per ogni forma di espressione artistica. L’iniziativa recensita su diversi quotidiani online.
A QUESTO LINK L’ARTICOLO DI MALPENSA 24
A QUESTO LINK L’ARTICOLO DI L’inform@zione online



Il colore della luce

Matteo Olivero, “Paesaggio invernale”, olio su tela, 1911-1914

Apro questo articolo con una piccola tela di un pittore saluzzese, compaesano molto ammirato dal mio nonno pittore.
Di che colore sono le ombre sulla neve? Le ombre sono più scure della neve illuminata dal sole, quindi verrebbe da pensare che, dovendole dipingere, si dovrebbe scurire il bianco con un po’ di nero per rappresentarle.
E invece no: gli impressionisti, come altri artisti che hanno compiuto ricerche sulla rappresentazione della luce, come Macchiaioli, Divisionisti e Puntinisti, hanno scoperto le ombre colorate. Perciò in questo quadro esposto a Novara alla mostra “Divisionismo. La rivoluzione della luce” le ombre non sono grigie (bianco + nero) ma azzurre. In realtà non sono solo azzurre: avvicinandosi all’opera si notano anche puntini gialli e arancio, sia sulla neve che all’interno delle ombre.
Ingrandendo bene l’immagine a QUESTO LINK , che mostra un altro quadro di Olivero, piccole pennellate arancioni sono accostate a quelle blu ciano per creare le ombre.
Arancio e blu sono colori complementari tra loro. Ma cosa significa “colori complementari”? Ecco una slide del mio corso di disegno online che lo spiega:

Spesso dico ai miei allievi di mescolare un po’ di arancio al blu per “spegnerlo”, così come dico di aggiungere del rosso magenta al verde per lo stesso motivo. Spesso però, dipingendo il fogliame degli alberi visti da lontano nei dipinti murali di grandi dimensioni, mi è capitato di aggiungere puntini di rosso magenta al verde nelle zone di ombra, senza mescolarli, ottenendo così un’immagine molto luminosa: ho fatto quindi ciò che anche i divisionisti applicavano nelle loro opere, ho lasciato i due colori separati per far sì che apparissero mescolati tra loro quando l’immagine veniva vista da lontano.

Una mia riproduzione in acrilico su tela delle due opere “Beech Forest” e “Birch Forest” di Klimt

In queste due mie riproduzioni dei quadri di Klimt “Beech Forest” e “Birch forest”, il tappeto di foglie, che ha come colore dominante l’arancio, contiene anche piccole pennellate di azzurro (complementare dell’arancio) e di verde.

Particolare di “Sole e brina”, di Plinio Nomellini, olio tela, 1905-10

In questo particolare del dipinto “Sole e brina” di Nomellini, esposto a Novara, gli alberi controluce sullo sfondo somigliano molto a quelli che fanno da sfondo a “Beech Forest” di Klimt (immagine in basso): sgranati ed “esplosi” in tante piccole pennellate di colori diversi.

Particolare della mia riproduzione in acrilico su tela delle due opere “Beech Forest” di Klimt
Cesare Maggi, “Alta montagna”, olio su tela, 1914

In alcune opere dei divisionisti il colore diviso è molto evidente, come nell’immagine in alto; direi che opere di questo tipo sono “didatttiche” per chi cerchi di comprendere la tecnica dei divisionisti, in quanto le pennellate di colori contrastanti sono chiaramente individuabili; però le tele che preferisco sono quelle in cui la tecnica risulta impercettibile da lontano, e la si riconosce solo se si guarda l’immagine molto da vicino. Per questo motivo adoro le opere, oltre che del meno noto Matteo Olivero, di Pellizza da Volpedo o di Morbelli, che sprigionano una luminosità incredibile.

Angelo Morbelli, “Neve, olio su tela, 1909

E’ il caso di “Neve”, di Angelo Morbelli: la mia foto non rende assolutamente giustizia a questa piccola e magica tela, dove, guardando attentamente la neve, si possono scorgere al suo interno sottilissimi filamenti di blu ciano, rosso magenta e giallo primario, i tre colori primari, visibili leggermente meglio – ma mai come dal vivo! -a QUESTO LINK. La luce solare, che percepiamo bianca, è in realtà composta dai colori dell’iride (cioè dell’arcobalendo), formati dai tre primari e dalla loro miscelazione, primari che guarda caso sono utilizzati da Morbelli per rendere eccezionalmente luminosa la sua neve.
Nello slideshoew in basso, altre tele dedicate alla neve esposte a Novara:

Non è un caso che diversi pittori divisionisti abbiano scelto la montagna (Segantini che si trasferì a Savognin, nel cantone Grigioni ne è un esempio) o una campagna ritratta in una limpida giornata di sole come soggetto per i loro quadri: l’aria tersa e la luce intensa, infatti, permettono di percepire i colori in tutta la loro brillantezza e luminosità; spesso il soggetto delle loro tele era la natura, perciò la vita contadina, ad essa strettamente legata, costituiva spesso una fonte d’ispirazione.

In queste tre immagini: Giovani Battista Ciolina, “La lavandaia”, olio su tela, 1897-1899

Nelle immagini in alto i dettagli in primo piano hanno contorni nitidi e colori intensi; sullo sfondo i contrasti si riducono progressivamente, fino ad arrivare alla montagna sullo sfondo, azzurrina e sfumata per via della prospettiva aerea.

Matteo Olivero, “Primi raggi”, olio su tela, 1904

Naturalmente anche la luce rosata dell’alba e del tramonto ha spesso affascinato i pittori interessati alla resa della luce: splendido è questo “Primi raggi” di Matteo Olivero (immagine in alto), così come “Tramonto” di Carlo Cressini.

Carlo Cressini, “Tramonto” (particolare) olio su tela, 1924-1926
Emilio Longoni, “Il sorriso del lago”. olio su tela, 1914 – Isola dei Pescatori, Lago Maggiore

Le luci rosate di un’alba avvolta nella nebbia sono invece mirabilmente rappresentate da Longoni nel “sorriso del lago”, dove l’atmosfera mattutina è sapientemente resa con pennellate di delicate tonalità pastello, come il rosa, l’azzurro e il lilla, anzichè di colori saturi come quelle utilizzate per rendere la luce di un’abbagliante giornata di sole.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, “Sul fienile”, olio su tela, 1893

Tra le opere che mi hanno colpito di più c’è “Sul fienile”, di Pellizza da Volpedo, un’enorme tela con uno straordinario controluce…

Angelo Morbelli, “Per sempre”, olio su tela, 1906

… e “Per sempre”, di Angelo Morbelli, arioso e fantastico per le pennellate filiformi stese con straordinaria meticolosità, e per il riflesso delle rocce nell’acqua del lago d’Iseo; Due vere e proprie “finestre” aperte sul muro del museo.

Angelo Morbelli, “Venduta!”, olio su tela, 1897

Concludo con la bellezza struggente di “Venduta!”, un vero e proprio “pugno allo stomaco” per il contrasto tra l’innocenza del viso della bimba e l’orrore per il destino al quale è stata costretta ad andare incontro. Nello slideshow in basso, altri quadri esposti alla mostra di Novara che hanno come soggetto figure anzichè paesaggi.

Divino incanto – n° 4 virtual gallery

“Divino incanto”, 2015, cm 77×77 compresa cornice;
tecnica: acrilico + tecnica mista su tavola

OPERA N° 4 VIRTUAL GALLERY

Ed ecco il quadro dal quale sono state tratte le “citazioni” che fanno da cornice all’opera di cui ho parlato la scorsa settimana: “Divino Incanto”.
Sono particolarmente affezionata a “Divino incanto”. E’ infatti uno dei primi quadri realizzati per la serie dedicata all’arte e all’architettura del Seprio, è la prima composizione, ritrae un luogo che mia affascina in modo particolare e mi ricorda uno dei primi concerti ai quali ho preso parte con l’Ensemble Vocale Femminile Musica Picta, coro diretto dai Solisti Ambrosiani. Le figure nell’angolo in basso a sinistra rappresentano infatti le coriste.
Nel 2019 ho anche utilizzato questa immagine per realizzare la copertina (immagine in basso a sinistra) della seconda raccolta di brani interpretate dall’Ensemble e dalla splendida voce solista di Tullia Pedersoli, intitolata “Voi ch’amate lo Criatore”, che si può ascoltare su Spotify a QUESTO LINK. La prima raccolta, con registrazioni live, è invece contenuta nel cd STELLA SPLENDENS.

Un frammento dell’opera “Divino incanto” compare anche sull’invito alla mia prima personale sull’arte e sull’architettura del Seprio (immagine in alto a destra), organizzata in collaborazione con i Solisti Ambrosiani, invito nel quale si scorgono i particolari di altri miei due quadri, di cui parlerò nelle prossime settimane: “La torre di Torba” e “Sinfonia di Rossi”.
Ho voluto chiamare composizioni quei quadri nati dall’accostamento di diversi dettagli dell’architettura storica alla quale l’opera era ispirata.
In questa composizione ho accostato alcuni elementi architettonici della chiesa ad elementi decorativi presenti nella torre.

Le tre coriste rappresentate nel quadro sfoggiano il costume da noi indossato in occasione dell’evento musico-teatrale “Torbae Mysteria” del 2013.
Per definire i dettagli del costume da realizzare, avevo realizzato degli schizzi che “visualizzavano” tutti i suggerimenti e gli spunti emersi nel confronto tra le coriste (immagine in basso a sinistra); Si trattava di un abito da monaca che doveva essere rapidamente trasformato in abito da dama, con l’aggiunta di una coroncina e la sostituzione della corda legata in vita con una fascia di tessuto decorato. Ne disegno avevo rappresentato un copricapo con il velo e con il cercine, ma poi abbiamo optato per una coroncina, di più semplice realizzazione (foto in basso a destra).

Nel mio dipinto le tre coriste sono affiancate dalle tre monache senza volto, particolare di un affresco presente all’interno della Torre di Torba.

Le misteriose monache senza volto erano rappresentate, durante il concerto, da tre coriste che indossavano una maschera. (https://www.flickr.com/…/photolist-ooTrXb-oFoakV-oQBPSK…

Al di sopra delle figure, nel catino absidale, compare l’antica partitura di “Stella Splendens”, cantiga medievale tratta dal Llibre Vermell de Montserrat (https://it.wikipedia.org/wiki/Llibre_Vermell_de_Montserrat).

Sul quadro ho riprodotto anche questo affresco presente all’interno della Torre, che ritrae Casta Aliberga.

La finestra che nel quadro fa da sfondo alle figure delle coriste corrisponde a quella che si apre sulla parete sud, ovvero nella parte più antica della chiesa, costruita con ciottoli irregolari.

Sopra alle figure ho invece disegnato l’altra finestra della parete sudquella che si apre sul muro in mattoni.

l’arte per mio nonno Mario Calliero

Natura morta con fiori e frutti, olio su tela – dipinto realizzato da mio nonno, Mario Calliero

Ognuno di noi si augura di lasciare il proprio segno nel mondo; e questa aspirazione può diventare il motore dei nostri giorni, ciò che ci porta a lottare e ad impegnarci per un ideale o per raggiungere un obbiettivo, tanto da non provare neanche sensazioni di stanchezza quando fatichiamo per raggiungere la nostra meta.

Natura morta con fiori e frutti, olio su tela (particolare) – Mario Calliero

Talvolta questa meta ci appare sfocata o lontanissima, forse impossibile da raggiungere, ma andiamo avanti comunque, sostenuti da una forza che non si sa bene da dove arrivi.
Ognuno di noi è stato dotato di talenti che, se messi a frutto, permettono di lasciare il proprio segno nel mondo, mentre quando tale potenziale non viene sfruttato si prova insoddisfazione profonda.
I talenti sono diversi per ognuno di noi, e meno male, perchè questo ci rende complementari! Non ci sono talenti giusti o sbagliati, utili o inutili: tutti hanno un valore, altrimenti non ci sarebbero stati forniti in dotazione.

Natura morta con fiori e frutti, olio su tela (particolare) – Mario Calliero

Quando ho chiesto a mia mamma che cosa significasse la pittura per mio nonno Mario (suo papà), senza alcuna esitazione ha risposto: “tutto”. Lui aveva infatti un talento spiccato che non avrebbe potuto ignorare anche se lo avesse voluto: una forte propensione per la pittura.

riproduzione della “Sacra Famiglia” di Pompeo Batoni – Mario Calliero

E ciò non significa che per la pittura abbia trascurato ogni altro aspetto della sua vita: al contrario, pur avendo una formazione artistica (aveva frequentato l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino), lavorava in banca e manteneva una famiglia numerosa. Ma, come un fiume impetuoso che scorreva costantemente e parallelamente a tutti gli eventi che hanno caratterizzato la sua vita (compresi quelli legati alla guerra), la sua attività artistica non si è mai interrotta.

La quantità di quadri che realizzò fu notevole, tanto che anche mia mamma ha perso il conto; un giorno infatti, durante una gita in Val Varaita, trovò un’opera di suo padre che ornava una chiesetta di montagna.
Le sue opere si diffusero ben oltre la sua zona di origine: quando infatti negli anni ’70 i miei genitori a Roma vennero invitati a cena da un collega di mio padre, mia mamma riconobbe subito una delle molte madonnine dipinte da suo padre, che faceva bella mostra di sè nella casa.
Non mancarono altre opere a soggetto religioso anche di grandi dimensioni: realizzò infatti una grande deposizione (“in casa occupava tanto spazio!” racconta mia mamma) donata all’oratorio di Don Bosco di Saluzzo, e una via crucis.

In basso: due opere a tema religioso di Mario Calliero


Le sue madonnine dolcissime sono state anche per me fonte d’ispirazione.
VEDI ANCHE: ISPIRANDOMI AL CINQUECENTO

La sua produzione, il suo estro creativo, vivono ancora nella nostra famiglia e fuori: perchè l’arte ha il potere di oltrepassare i limiti della vita fisica e di rimanere viva e pulsante anche dopo la morte dell’autore. Per questo sono stata felice quando, sul Corriere di Saluzzo, uno splendido articolo ne ha ravvivato il ricordo:

LINK ALL’ARTICOLO

composizione di fiori e frutti, olio su tela (particolare)

in basso a sinistra: natura morta con fiori, olio su tela, 1961-Mario Calliero
in basso a destra: rose, olio su tavola -Mario Calliero

mazzolino di fiori ad acquerello, Mario Calliero

Mario Calliero era affascinato dai fiori, dalla loro delicatezza e dai loro colori: per questo motivo li ha ritratti seguendo anche stili molto diversi tra loro: l’ispirazione poteva arrivare dai maestri fiamminghi, dalle grandi composizioni floreali sei-settecentesche o anche dai pittori dell’Ottocento e del primo novecento: in questo caso lo stile era più impressionistico, e la pennellata talvolta densa e corposa. Lievissimi, trasparenti e quasi impalpabili erano i suoi fiori ad acquerello.

in basso: studi ad acquerello, di Mario Calliero

I’acquerello, tecnica rapida per mani esperte, gli permetteva anche di studiare espressioni e caratteristiche di personaggi che incontrava nella vita reale.

Nel salotto della casa dei miei nonni a Torino campeggiava un’enorme tela che mi ha sempre incuriosita: il “Banchetto veneziano”, scena di fantasia ispirata, come stile e come ambientazione, al tardo Cinquecento: una scena coinvolgente, con il suonatore di liuto che intrattiene le due dame sulla destra.

in basso a sinistra: la chiesa di Sant’Agostino a Saluzzo, acquerello
in basso a destra: la collina di Saluzzo,
olio su tela

Ma la pittura di Mario Calliero era anche esperienza “en plein air”, come dimostrano le prove ad acquerello che ritraggono uno scorcio che ha come sfondo la chiesa di Sant’Agostino a Saluzzo e l’olio su tela con la collina di Saluzzo.

Comò con decori in stile rococò – Mario Calliero

Mio nonno svolse anche un’ intensa attività come decoratore di mobili: infatti Saluzzo, la sua città natale, aveva ed ha una particolare vocazione per la produzione di mobili, che in un passato anche recente venivano spesso decorati. Le decorazioni più richieste erano in stile rococò.
Nei miei ricordi di bambina rimane nitida l’immagine del suo studio affollato da una grande quantità di quadri accatastati e di ante di armadi, impregnato dell’odore dei colori ad olio; quando gli facevamo visita ci mostrava orgoglioso la sua produzione, e io ne ero incuriosita ed insieme ammirata. Conservo ancora un grande foglio di carta da pacco con un suo schizzo da riprodurre su un mobile; “ce li dava da punteggiare” racconta mia mamma: i figli bucherellavano i contorni del disegno per far sì che i motivi decorativi potessero essere riprodotti sui mobili con la tecnica dello spolvero.

Cartone preparatorio per decorazione mobile – Mario Calliero

Tutti i suoi cinque figli hanno ereditato la sua passione per l’arte, passione che ha investito in pieno anche me e che ha caratterizzato da sempre la mia vita.

Altri miei articoli sull’arte di Mario Calliero e dei suoi figli ai seguenti link:
I FIORI DEL NONNO
VIRTUOSISMI
TOCCHI IMPALPABILI E COLORI CANGIANTI

ARGENTEI RIFLESSI
SILENZI
CHIARI E CHIAROOSCURI
LE TELE DI MIA MAMMA

Rosso Tiziano – n° 2 virtual gallery

Rosso Tiziano 2018, cm 70 x100
tecnica: tecnica mista su pagine di libro.

OPERA N° 2 VIRTUAL GALLERY

“Rosso Tiziano” è dedicato al magnifico Castello Visconteo di Fagnano Olona (VA), uno dei tanti gioielli architettonici ancora poco conosciuti collocati nella zona corrispondente nell’antico contado del Seprio.
E’ stato realizzato in occasione della Mostra “Riflessi del passato”, organizzata nell’Aprile 2018 presso la Sala del Camino all’interno del castello stesso, grazie alla pro loco di Fagnano, ed è ora di proprietà della pro loco.

E’ realizzato con pastello secco morbido e matita Contè sulle pagine di un vecchio libro, come si può notare dalle foto in basso, scattate quando il quadro era ancora in fase di realizzazione.

In questo video spiego quali sono state le fonti d’ispirazione dell’opera:

the Black Beauty – n° 1 virtual gallery

The Black Beauty, 2017, cm 53×73, cornice in legno spessore cm 2 e profondità cm 1,5.
tecnica: carboncino e pastello morbido bianco su carta di giornale , vetro con decoro dripping realizzato con smalti.

OPERA N° 1 VIRTUAL GALLERY

Ho realizzato questo disegno per l’esposizione “Donne di ieri e di oggi“, organizzata nel Novembre 2017 a Legnano, che voleva essere un omaggio alla bellezza femminile intesa come esaltazione del’unicità di ogni donna di oggi e delle epoche passate.

“The Black Beauty” rappresenta la bellezza afro; il soggetto, vagamente ispirato alla splendida Whitney Houston, è anche un omaggio agli scintillanti anni ’80, rappresentati dai colori vivi e dalle superfici brillanti, che creano un contrasto con il volto in bianco e nero.

Apro la gallery con quest’opera alla quale sono particolarmente affezionata perchè segna il punto di passaggio tra due fasi della mia produzione artistica: quello tra la serie di opere dall’aspetto retrò dedicate all’architettura storica del Seprio, disegnate a monocromo su carta di giornale, e i quadri rappresentanti perlopiù affascinanti figure femminili utilizzando colori smaglianti. Comune denominatore tra le due serie di opere è l’utilizzo della carta stampata come supporto.

Giocare con la prospettiva: l’anamorfosi. (con tutorial in fondo all’articolo)

Il mio primo esperimento di anamorfosi

CLICCA SULL’IMMAGINE SOPRA PER VEDERE LA MAGIA…

…si tratta di un’anamorfosi ottica, ovvero di un’immagine che appare deformata se il foglio viene visto frontalmente…

Il disegno della tazzina nelle sue reali proporzioni

… ma che diventa realistica se il foglio viene visto di scorcio (PER IL SIGNIFICATO DELL’ESPRESSIONE “DI SCORCIO” CLICCA QUI).
Per intenderci: per ottenere un’immagine realistica dobbiamo avere le linee verticali della quadrettatura in prospettiva, ovvero con un’inclinazione tale che, se dovessimo prolungarle, convergerebbero in un unico punto di fuga.

anamorfòṡi
“è così chiamato un tipo di rappresentazione pittorica realizzata secondo una deformazione prospettica che ne consente la giusta visione da un unico punto di vista (risultando invece deformata e incomprensibile se osservata da altre posizioni); fu molto in voga nei secc. 16° e 17°. In ottica, si ha anamorfosi delle immagini quando, per mezzo di particolari specchi, prismi, lenti e altri sistemi ottici, l’ingrandimento in senso orizzontale delle immagini stesse è diverso da quello in senso verticale.”

Ecco una parte della definizione di anamorfòṡi tratta dal vocabolario Treccani online.
Lo stupore che può generare un’immagine disegnata o dipinta ha sempre rappresentato per me uno stimolo per scoprire o applicare nuove tecniche di rappresentazione.
Già con i trompe l’oeil in passato ho attinto a piene mani dalle nozioni sulla prospettiva che permettono di creare illusoriamente ciò che in realtà non esiste.

sguardo dal passato – Gorla minore

Nel trompe l’oeil dell’immagine in alto, realizzato a Gorla Minore insieme a mia sorella Maddalena, le persiane non esistono: tutto ciò che si poteva vedere prima dell’intervento di decorazione era una lieve rientranza di forma rettangolare nel muro.
Talvolta l’utilizzo della prospettiva mi ha permesso di aprire immaginarie finestre negli interni, dipingendo direttamente sul muro o su tavole, intese come “finestre da appendere”; nel video qui sotto si può vedere una carrellata di miei lavori basati sull’illusionismo prospettico.

Qui sopra: il mio dipinto intitolato “pioppi”, acrilico su tela, cm 100×150
Qui sopra e nell’immagine che segue: “vegetazione mediterranea”, acrilico su tela, cm 100×150.

In questo mio dipinto la prospettiva della cornice in pietra è l’elemento che mette in comunicazione l’ambiente reale con l’immaginario paesaggio, trasformando un semplice quadro in un trompe l’oeil.

Ed ecco, sempre dal Vocabolario Treccani, come viene spiegato il significato dell’espressione “trompe l’oeil”: 
“‹trõp l ööi› locuz. m., fr. (propr. «inganna l’occhio»), invar. – Genere di pittura volto a rappresentare la realtà materiale in modo tale da suscitare l’illusione della tridimensionalità e, quindi, della consistenza delle immagini rappresentate: trova il suo specifico campo nella natura morta (quando si vogliano fingere armadî o custodie aperte nella parete, mostrando con cura meticolosa anche il loro contenuto) ma si estende agli artifici prospettici con cui pittori e architetti amplificano illusoriamente lo spazio interno di un ambiente; se ne hanno esempî nell’arte romana, nel Rinascimento, nell’arte barocca e, in qualche misura, nell’arte contemporanea, per es. nell’iperrealismo. Per estens., l’opera eseguita con tale tecnica: la parete è stata affrescata con un trompe-l’oeil.”

Mentre all’inizio del Rinascimento la prospettiva, da poco codificata, era il mezzo necessario per rappresentare nelle immagini pittoriche una realtà precisa e scientificamente misurabile, già alla fine del ‘400 Bramante la utilizza per dar vita a spazi inesistenti: il coro della chiesa di Santa Maria presso San Satiro a Milano, profondo se visto frontalmente (immagine 1) e inesistente se visto lateralmente (immagine 2), ne è un esempio.

Santa Maria presso San Satiro, Milano – foto tratta da Wikipedia

Con il ‘500 gli artisti diventano così abili nell’utilizzo della prospettiva da utilizzarla per dar creare immagini fortemente deformate e quindi apparentemente incomprensibili, che diventano incredibilmente realistiche se osservate da un determinato punto di vista: è il caso del pittore tedesco Hans Holbein il giovane, che negli anni ’30 del ‘500 dipinge l’opera intitolata “Ambasciatori”. All’interno di questo dipinto è contenuta un’anamorfosi (o anamorfismo): il teschio in basso assume un aspetto realistico solo se si guarda l’opera lateralmente, di scorcio.

CLICCA QUI PER VEDERE L’OPERA e successivamente clicca sulla freccia a destra dell’immagine: troverai altre due figure che mostrano chiaramente in cosa consista un’anamorfosi.

Nel ‘600 l’illusionismo prospettico diventa il mezzo per generare stupore, suscitare meraviglia, traghettare la mente verso una realtà intangibile che prende forma grazie all’immaginazione: è il già citato caso dei soffitti affrescati nella Chiesa del Gesù e nella Chiesa di Sant’Ignazio a Roma, che portano il Paradiso all’interno delle mura dell’edificio religioso.

Padre Pozzo – “Gloria di Sant’Ignazio”, volta della Chiesa di Sant’Ignazio a Roma, 1685 – foto tratta dal web

La storia dell’anamorfosi è ben sintetizzata nell’articolo “Il mondo visto da un’altra prospettiva: l’arte dell’anamorfosi!”, sul blog “didatticarte” (CLICCA QUI PER LEGGERLO)

L’anamorfosi ottica non è altro che un sistema per contrastare l’effetto della prospettiva, che restringe e accorcia tutto ciò che si trova lontano dal nostro sguardo.

Alcune notti fa non riuscivo a prendere sonno perchè pensavo e ripensavo a come far sperimentare ai miei allievi dei corsi di disegno il fenomeno dell’anamorfosi senza utilizzare particolari software per la rielaborazione delle immagini: volevo che ottenessero un buon risultato anche avendo a disposizione solo un foglio, una matita, un righello e un cellulare per scattare una foto…e giovedì, durante la mia lezione online, ci sono riusciti!

Esercizi eseguiti durante la mia lezione di disegno online da
Shari, joselyn Navarrete e Mario Dino

Una volta messo a punto il metodo finalmente ho trovato pace e mi sono addormentata.
Nel fine settimana ho testato l’efficacia del metodo realizzando un semplice disegno rappresentante una tazzina di caffè, e alla fine ho preparato questo tutorial… volete provare? Non è difficile! buona visione!

cenni di base sulla prospettiva: la linea d’orizzonte e il punto di fuga

Elisabetta Neri – “glicini e ortensie”, acrilico su tavola

In passato ho realizzato diversi trompe l’oeil, su parete o su tavola; lo scopo di questo tipo di dipinti è “ingannare l’occhio”, suggerendo una profondità che nella realtà non esiste. Sono nate così finte aperture affacciate su paesaggi marini o su giardini all’italiana.
Per poter compiere questa “magia”, è necessario applicare correttamente almeno alcune regole di base sull’utilizzo della prospettiva.

Gli elementi minimi da conoscere per disegnare un’immagine “credibile” in prospettiva centrale (la più semplice e la più utilizzata nei trompe l’oeil) sono la linea d’orizzonte e il punto di fuga .

la linea d’orizzonte è sempre collocata all’altezza di chi guarda il paesaggio. Nella figura in alto si può notare come, salendo progressivamente verso l’alto, si veda una striscia di mare sempre più ampia, con l’orizzonte collocato sempre più in alto.
Per questo motivo, per rendere realistico un trompe l’oeil, questa linea va collocata all’altezza degli occhi di chi, entrando nella stanza, guarderà il dipinto.

Il punto di fuga va pensato in corrispondenza dello sguardo dell’osservatore (prima immagine in alto). Ammettiamo di voler far proseguire illusoriamente nel trompe l’oeil il pavimento della stanza: dovremmo in questo caso prolungare quelle linee che delimitano le file di piastrelle perpendicolari alla parete, disegnandole sul muro. Ma come?

facendole convergere tutte nel punto di fuga.

Elisabetta Neri – “orizzonti lontani”, acrilico su parete

In questo mio murale le linee che delimitano le file di piastrelle partono dalle fughe sullo zoccolino, dando la sensazione che esista un gradino; se volessimo prolungare oltre il pavimento dipinto le linee che delimitano le file di piastrelle, noteremmo che andrebbero a convergere tutte in un unico punto (il punto di fuga), posizionato sull’orizzonte del mare (linea d’orizzonte).

Elisabetta Neri – “sogno mediterraneo”, acrilico su parete

La stessa cosa capiterebbe se prolungassimo verso il mare anche le linee del pavimento in questo murale intitolato “sogno mediterraneo” (immagine in alto).

Elisabetta e Maddalena Neri – “mare tropicale”, acrilico su parete

In questo caso invece, le linee che andrebbero a convergere sull’orizzonte sono quelle che delimitano in alto e in basso le due pareti laterali. Dunque tutte quelle linee che immaginiamo perpendicolari alla superficie del dipinto devono incontrarsi nel punto di fuga sulla linea d’orizzonte. (vedi anche l’articolo sulla costruzione del Trompe l’Oeil che stiamo realizzando presso Music Lab a Busto Arsizio, intitolato “che cosa apparirà?”).

Il trompe l’oeil a sinistra ha una costruzione prospettica molto complessa, mentre in quello a destra è facile notare come le linee che delimitano le piccole siepi perpendicolari alla superficie del dipinto convergano anch’esse tutte in un punto: una situazione simile a quella del dipinto che ho postato in apertura.

Della prospettiva avevo già parlato in articoli precedenti, qui ho voluto riassumere e semplificare alcune nozioni di base. Per approfondire, ecco i link ai miei post:


L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 1 – LA PROSPETTIVA: LA LINEA D’ORIZZONTE E IL PUNTO DI FUGA
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 2 – LA PROSPETTIVA: LE PROFONDITA’
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 3 – LA PROSPETTIVA: LE ALTEZZE
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 4 – LA PROSPETTIVA: PIANI INCLINATI E SCALE
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 5 – LA PROSPETTIVA: ARCHI E CERCHI