Il colore della luce

Matteo Olivero, “Paesaggio invernale”, olio su tela, 1911-1914

Apro questo articolo con una piccola tela di un pittore saluzzese, compaesano molto ammirato dal mio nonno pittore.
Di che colore sono le ombre sulla neve? Le ombre sono più scure della neve illuminata dal sole, quindi verrebbe da pensare che, dovendole dipingere, si dovrebbe scurire il bianco con un po’ di nero per rappresentarle.
E invece no: gli impressionisti, come altri artisti che hanno compiuto ricerche sulla rappresentazione della luce, come Macchiaioli, Divisionisti e Puntinisti, hanno scoperto le ombre colorate. Perciò in questo quadro esposto a Novara alla mostra “Divisionismo. La rivoluzione della luce” le ombre non sono grigie (bianco + nero) ma azzurre. In realtà non sono solo azzurre: avvicinandosi all’opera si notano anche puntini gialli e arancio, sia sulla neve che all’interno delle ombre.
Ingrandendo bene l’immagine a QUESTO LINK , che mostra un altro quadro di Olivero, piccole pennellate arancioni sono accostate a quelle blu ciano per creare le ombre.
Arancio e blu sono colori complementari tra loro. Ma cosa significa “colori complementari”? Ecco una slide del mio corso di disegno online che lo spiega:

Spesso dico ai miei allievi di mescolare un po’ di arancio al blu per “spegnerlo”, così come dico di aggiungere del rosso magenta al verde per lo stesso motivo. Spesso però, dipingendo il fogliame degli alberi visti da lontano nei dipinti murali di grandi dimensioni, mi è capitato di aggiungere puntini di rosso magenta al verde nelle zone di ombra, senza mescolarli, ottenendo così un’immagine molto luminosa: ho fatto quindi ciò che anche i divisionisti applicavano nelle loro opere, ho lasciato i due colori separati per far sì che apparissero mescolati tra loro quando l’immagine veniva vista da lontano.

Una mia riproduzione in acrilico su tela delle due opere “Beech Forest” e “Birch Forest” di Klimt

In queste due mie riproduzioni dei quadri di Klimt “Beech Forest” e “Birch forest”, il tappeto di foglie, che ha come colore dominante l’arancio, contiene anche piccole pennellate di azzurro (complementare dell’arancio) e di verde.

Particolare di “Sole e brina”, di Plinio Nomellini, olio tela, 1905-10

In questo particolare del dipinto “Sole e brina” di Nomellini, esposto a Novara, gli alberi controluce sullo sfondo somigliano molto a quelli che fanno da sfondo a “Beech Forest” di Klimt (immagine in basso): sgranati ed “esplosi” in tante piccole pennellate di colori diversi.

Particolare della mia riproduzione in acrilico su tela delle due opere “Beech Forest” di Klimt
Cesare Maggi, “Alta montagna”, olio su tela, 1914

In alcune opere dei divisionisti il colore diviso è molto evidente, come nell’immagine in alto; direi che opere di questo tipo sono “didatttiche” per chi cerchi di comprendere la tecnica dei divisionisti, in quanto le pennellate di colori contrastanti sono chiaramente individuabili; però le tele che preferisco sono quelle in cui la tecnica risulta impercettibile da lontano, e la si riconosce solo se si guarda l’immagine molto da vicino. Per questo motivo adoro le opere, oltre che del meno noto Matteo Olivero, di Pellizza da Volpedo o di Morbelli, che sprigionano una luminosità incredibile.

Angelo Morbelli, “Neve, olio su tela, 1909

E’ il caso di “Neve”, di Angelo Morbelli: la mia foto non rende assolutamente giustizia a questa piccola e magica tela, dove, guardando attentamente la neve, si possono scorgere al suo interno sottilissimi filamenti di blu ciano, rosso magenta e giallo primario, i tre colori primari, visibili leggermente meglio – ma mai come dal vivo! -a QUESTO LINK. La luce solare, che percepiamo bianca, è in realtà composta dai colori dell’iride (cioè dell’arcobalendo), formati dai tre primari e dalla loro miscelazione, primari che guarda caso sono utilizzati da Morbelli per rendere eccezionalmente luminosa la sua neve.
Nello slideshoew in basso, altre tele dedicate alla neve esposte a Novara:

Non è un caso che diversi pittori divisionisti abbiano scelto la montagna (Segantini che si trasferì a Savognin, nel cantone Grigioni ne è un esempio) o una campagna ritratta in una limpida giornata di sole come soggetto per i loro quadri: l’aria tersa e la luce intensa, infatti, permettono di percepire i colori in tutta la loro brillantezza e luminosità; spesso il soggetto delle loro tele era la natura, perciò la vita contadina, ad essa strettamente legata, costituiva spesso una fonte d’ispirazione.

In queste tre immagini: Giovani Battista Ciolina, “La lavandaia”, olio su tela, 1897-1899

Nelle immagini in alto i dettagli in primo piano hanno contorni nitidi e colori intensi; sullo sfondo i contrasti si riducono progressivamente, fino ad arrivare alla montagna sullo sfondo, azzurrina e sfumata per via della prospettiva aerea.

Matteo Olivero, “Primi raggi”, olio su tela, 1904

Naturalmente anche la luce rosata dell’alba e del tramonto ha spesso affascinato i pittori interessati alla resa della luce: splendido è questo “Primi raggi” di Matteo Olivero (immagine in alto), così come “Tramonto” di Carlo Cressini.

Carlo Cressini, “Tramonto” (particolare) olio su tela, 1924-1926
Emilio Longoni, “Il sorriso del lago”. olio su tela, 1914 – Isola dei Pescatori, Lago Maggiore

Le luci rosate di un’alba avvolta nella nebbia sono invece mirabilmente rappresentate da Longoni nel “sorriso del lago”, dove l’atmosfera mattutina è sapientemente resa con pennellate di delicate tonalità pastello, come il rosa, l’azzurro e il lilla, anzichè di colori saturi come quelle utilizzate per rendere la luce di un’abbagliante giornata di sole.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, “Sul fienile”, olio su tela, 1893

Tra le opere che mi hanno colpito di più c’è “Sul fienile”, di Pellizza da Volpedo, un’enorme tela con uno straordinario controluce…

Angelo Morbelli, “Per sempre”, olio su tela, 1906

… e “Per sempre”, di Angelo Morbelli, arioso e fantastico per le pennellate filiformi stese con straordinaria meticolosità, e per il riflesso delle rocce nell’acqua del lago d’Iseo; Due vere e proprie “finestre” aperte sul muro del museo.

Angelo Morbelli, “Venduta!”, olio su tela, 1897

Concludo con la bellezza struggente di “Venduta!”, un vero e proprio “pugno allo stomaco” per il contrasto tra l’innocenza del viso della bimba e l’orrore per il destino al quale è stata costretta ad andare incontro. Nello slideshow in basso, altri quadri esposti alla mostra di Novara che hanno come soggetto figure anzichè paesaggi.

cenni di base sulla prospettiva: la linea d’orizzonte e il punto di fuga

Elisabetta Neri – “glicini e ortensie”, acrilico su tavola

In passato ho realizzato diversi trompe l’oeil, su parete o su tavola; lo scopo di questo tipo di dipinti è “ingannare l’occhio”, suggerendo una profondità che nella realtà non esiste. Sono nate così finte aperture affacciate su paesaggi marini o su giardini all’italiana.
Per poter compiere questa “magia”, è necessario applicare correttamente almeno alcune regole di base sull’utilizzo della prospettiva.

Gli elementi minimi da conoscere per disegnare un’immagine “credibile” in prospettiva centrale (la più semplice e la più utilizzata nei trompe l’oeil) sono la linea d’orizzonte e il punto di fuga .

la linea d’orizzonte è sempre collocata all’altezza di chi guarda il paesaggio. Nella figura in alto si può notare come, salendo progressivamente verso l’alto, si veda una striscia di mare sempre più ampia, con l’orizzonte collocato sempre più in alto.
Per questo motivo, per rendere realistico un trompe l’oeil, questa linea va collocata all’altezza degli occhi di chi, entrando nella stanza, guarderà il dipinto.

Il punto di fuga va pensato in corrispondenza dello sguardo dell’osservatore (prima immagine in alto). Ammettiamo di voler far proseguire illusoriamente nel trompe l’oeil il pavimento della stanza: dovremmo in questo caso prolungare quelle linee che delimitano le file di piastrelle perpendicolari alla parete, disegnandole sul muro. Ma come?

facendole convergere tutte nel punto di fuga.

Elisabetta Neri – “orizzonti lontani”, acrilico su parete

In questo mio murale le linee che delimitano le file di piastrelle partono dalle fughe sullo zoccolino, dando la sensazione che esista un gradino; se volessimo prolungare oltre il pavimento dipinto le linee che delimitano le file di piastrelle, noteremmo che andrebbero a convergere tutte in un unico punto (il punto di fuga), posizionato sull’orizzonte del mare (linea d’orizzonte).

Elisabetta Neri – “sogno mediterraneo”, acrilico su parete

La stessa cosa capiterebbe se prolungassimo verso il mare anche le linee del pavimento in questo murale intitolato “sogno mediterraneo” (immagine in alto).

Elisabetta e Maddalena Neri – “mare tropicale”, acrilico su parete

In questo caso invece, le linee che andrebbero a convergere sull’orizzonte sono quelle che delimitano in alto e in basso le due pareti laterali. Dunque tutte quelle linee che immaginiamo perpendicolari alla superficie del dipinto devono incontrarsi nel punto di fuga sulla linea d’orizzonte. (vedi anche l’articolo sulla costruzione del Trompe l’Oeil che stiamo realizzando presso Music Lab a Busto Arsizio, intitolato “che cosa apparirà?”).

Il trompe l’oeil a sinistra ha una costruzione prospettica molto complessa, mentre in quello a destra è facile notare come le linee che delimitano le piccole siepi perpendicolari alla superficie del dipinto convergano anch’esse tutte in un punto: una situazione simile a quella del dipinto che ho postato in apertura.

Della prospettiva avevo già parlato in articoli precedenti, qui ho voluto riassumere e semplificare alcune nozioni di base. Per approfondire, ecco i link ai miei post:


L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 1 – LA PROSPETTIVA: LA LINEA D’ORIZZONTE E IL PUNTO DI FUGA
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 2 – LA PROSPETTIVA: LE PROFONDITA’
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 3 – LA PROSPETTIVA: LE ALTEZZE
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 4 – LA PROSPETTIVA: PIANI INCLINATI E SCALE
L’ABC DEL TROMPE L’OEIL: 5 – LA PROSPETTIVA: ARCHI E CERCHI